Marco Moretti, direttore di Radio Città Futura (RM) intervista Nicola Viceconti, autore di Cumparsita nella trasmissione "Le strade di Roma". 8 luglio 2010.
Al link seguente, potrete ascoltare l'intervista di Giuseppe Cruciani al nostro autore Matteo Pontes (L'ombra del Duomo). Trasmissione "La Zanzara", 30 giugno 2010.
La presenza, negli ultimi giorni, degli articoli sul quotidiano “Libero” e sul blog dell’On. Storace riguardo il nostro libro “L’Ombra del Duomo”, presentano purtroppo una totale mancanza di quel senso critico base di una solida democrazia. Non dando peso alle parole di stima e di lode che ci hanno dedicato, quali “complottisti, folli e drogati”, è invece la totale mancanza di coerenza e della verità che ci stupisce. L’articolo di Libero afferma, infatti, di essere stato inserito tra i media compiacenti all’attentato. Innanzitutto, da parte nostra, non è mai stato affermato un coinvolgimento preventivo dei giornali sull’attentato ed inoltre sul nostro “strano volumetto” (come definito nell’articolo) si cita semplicemente un editoriale del vicedirettore Carioti ed in particolare una sua frase dove affermava che la domenica successiva ci sarebbero stati i fuochi d’artificio. Però l’assurdo viene a palesarsi sul blog dell’On. Storace che ci ha dedicato un articolo dal titolo “La chiamano cultura”. Ebbene, oltre ad aver dato degli imbecilli a coloro che non escludono l’ipotesi di un falso attentato, inglobando in questa categoria anche Gioacchino Genchi, Sonia Alfano ed altri, ha cercato, lui, di darci una lezione di cultura. On. Storace se dovessimo plasmare la nostra idea di cultura alla sua, ciò implicherebbe il dover cominciare una rissa in consiglio regionale ed essere processati per il Laziogate. Purtroppo, preferiamo rimanere gli “imbecilli che gridano al complotto” con la consapevolezza di aver scritto un libro che, volente o dolente, sembra catturare la curiosità di diverse persone. Naturalmente tutti “imbecilli” è chiaro.
CUMPARSITA di Nicola Viceconti verrà presentato in anteprima in tre tappe estive:
Venerdì 9 luglio 2010, in occasione della manifestazione “Tango vacanza Palinuro” .
Il 17 agosto 2010 alle ore 21.00 nell'ambito della programmazione estiva del comune di Acerenza (PZ).
Il 18 agosto 2010 alle ore 21.00 nel comune di Viggiano(PZ).
L'evento a Viggiano vedrà la partecipazione di Ana Karina Rossi e musicisti e ballerini di Tango Argentino. Per approfondire le biografie degli artisti, clicca qui
Il poliziesco visto dall'interno - una recensioni comparsa sull'Adige del libro di Sergio Paoli (Al termine del servizio redigere dettagliata relazione)
Ci fu davvero un attentato contro il Presidente del Consiglio il 13 dicembre a Milano? L’aggressione a Silvio Berlusconi ad opera di Tartaglia, è reale? Si tratta di un attentato autentico alla vita del premier, oppure è una messinscena, gravissima, architettata per precisi scopi politici?
Cosa deve essere camminare in completa solitudine per tanti giorni? Cosa deve essere farlo lassù, nel Grande Nord, dove tutto è immutato dalla notte dei tempi, dove non esistono strade, alberghi, elettricità, funivie; dove le poche persone che incontri percorrono la terra con grande rispetto, e i loro occhi raccontano le stesse cose che raccontano i tuoi.
Oltre il Circolo Polare Artico, il viaggio in solitaria di una donna
Presso la Feltrinelli | Libri e Musica di Piazza CLN 251, Torino, nell'ambito degli appuntamenti del ciclo A qualcuno piace libro, in programmazione dal 16 al 22 Aprile, organizzati in collaborazione con Torino GLBT Film Festival
Angela Siciliano presenta il suo Quando l'amore non basta
Sergio Paoli presenta il suo libro lunedì 15 marzo alle ore 18.00, presso la Biblioteca provinciale italiana “Claudia Augusta”, in via Mendola n° 5, a Bolzano. La partecipazione è aperta a tutti. L'ingresso è libero.
Per informazioni: tel. 0471.264444 – fax: 0471266021. Per contattare direttamente l'autore: cell 331.3712517, per email scrivere a: javert113@tiscali.it
La presentazione sarà curata da Sandra Mattei, giornalista. L'autore risponderà alle domande del pubblico. Si ringrazia la preziosa collaborazione della libreria Libri & Libri di Corso della Libertà a Bolzano, (tel. 0471.286362, email:libri.farano@tin.it)
Cosa deve essere camminare in completa solitudine per tanti giorni? Cosa deve essere farlo lassù, nel Grande Nord, dove tutto è immutato dalla notte dei tempi; lassù dove non esistono strade, alberghi, elettricità, funivie; dove le poche persone che incontri percorrono la terra con grande rispetto, e nei loro occhi leggi le stesse cose che dicono i tuoi. È per trovare una risposta a questi interrogativi che a fine giugno del 2008 Mirna Fornasier, bellunese, appassionata di trekking e montagna, conoscitrice dei percorsi della Scandinavia, parte alla volta dell’ultima vera wilderness d’Europa, la Lapponia svedese. In solitaria, attraverso i paesaggi mozzafiato e la natura estrema del Padjelanta National Park, oltre il Circolo Polare Artico, la sua avventura è raccontata in un libro inedito, corredato da numerose foto di viaggio, che pubblicheremo prossimamente. Nel silenzio dell'Aquila. Ne diamo un'anticipazione nel video seguente.
Grazie a un accordo con LIBRO CO. ITALIA, a partire dal mese di marzo 2010, la nostra distribuzione e promozione in libreria si espande inglobando le regioni Toscana e Umbria.
Libro Co. Italia Via Borromeo, 48 San Casciano in Val di Pesa (FI) www.libroco.it Tel 0558228461 Fax 0558228462
Saggio di filosofia culinaria, breviario di buona tavola, raccolta di ricette, inno all’amore per la vita vegetale, animale, umana, grido di ritorno alla semplice essenzialità dei processi biologici, ma anche monito alla parsimonia e alla sobrietà alimentare, critica sociale e romanzo esistenziale, questo piccolo libro di difficile catalogazione è un fiume di gioia,tranquillità, profumi, emozioni. L’orto, le ricette, i frutti e la verdura, la vita semplice di campagna, la fanciullezza e la comprensione per le persone, l’attaccamento alle piccole cose, l’orgoglio del vedersi sbocciare la natura fra le mani, il prendersi il giusto tempo per prestare cure alla propria vita, Il mio orto e quello del vicino è un concentrato di lucida armonia, un’insolita voce che per il suo genuino anacronismo difficilmente si reputerà trascurabile.
Siccome i consumi seguono la logica del palato contraffatto, della tendenza e della praticità, la maggior parte delle persone, senza preoccuparsene, continua a comprare pomodori e zucchine in dicembre, cerca i pisellini in ottobre e vorrebbe la zucca in aprile! Il fatto è che, ormai, non c’è più tempo per rimanersene sdraiati tra il verde profumo dell’erba. Appropriarsi dei doni che la natura ci mette a disposizione è, fra tutti, il passaggio che richiede più tempo e pazienza, ed è stimolante in quanto è uno degli ultimi passi che si muovono per arrivare alla gioia dei sensi. Per quel che mi riguarda, al di fuori del mio orto, non ne ho mai desiderati altri.
Alcune foto della presentazione del libro Preoccupati dei vivi di Andrea Moretti. L'incontro con i lettori si è tenuto alla libreria Ligabue di Correggio, Reggio Emilia. I due reader, Paolo Sola ed Elisa Paterlini, hanno letto e recitato stralci del libro. L'autore siede a sinistra nelle foto. Sulla destra, Mauro Veneroni, Coordinatore Camera del Lavoro di Correggio. Le foto sono state scattate da Elena Gazza.
La Gazzetta di Reggio Emilia ha pubblicato un articolo su Preoccupati dei vivi di Andrea Moretti, in occasione della presentazione del 24 gennaio 2010 tenuta a Correggio (RE). Leggi qui.
Fuga dal monsone di Marco Biaz su Tifeo web. Leggi quila recensione.
Il mestiere dell'umanità di Chiara Bottone è stato segnalato da Dentro Salerno.it. Leggi qui.
Informiamo i nostri lettori che per tutto il mese di gennaio 2010, sul nostro Shop on line, a un prezzo superscontato, sarà possibile acquistare diversi libri. Vi aspettiamo. E buona lettura! Shop Gingko.
Nel mese di ottobre inaugureremo una nuova collana, Cuori ruggenti. In essa verranno pubblicati i classici (e i nostri classici), di ogni epoca e paese, capolavori incrollabili che hanno influenzato il loro tempo e il tempo a venire seducendo e illuminando intere generazioni.
Con questa collana ci prefiggiamo di mettere a disposizione dei lettori grandi e imperdibili opere a un piccolo prezzo, piccolissimo! Tutti i volumi di Cuori ruggenti costeranno infatti soli 5 euro, o, nei casi particolari, se non dovesse bastare, ancora meno di cinque euro in modo da venderli al pubblico come i più economici in assoluto tra tutte le edizioni in commercio.
Inizieremo con Disobbedienza Civile di Thoreau e poi andremo a trovare il grande Tolstoj con la sua indimenticabile Confessione. (Per vedere le schede dei libri cliccate sul pdf dell'articolo precedente). Poi andremo nel grande Nord con Jack London e il suo Zanna bianca e poi Conrad e Whitmann e Pirandello, e Flaubert, Nietzsche, Baudelaire....quelli che ci verranno in mente, ne abbiamo così tanti che siamo incerti su quali scegliere. Di seguito le due copertine dei primi libri.
Vi siete mai chiesti chi è davvero un poliziotto, cosa fa, come si svolgono le sue giornate dentro e fuori una Questura? Dove vanno le volanti di giorno e di notte e con chi devono vedersela per rendere sicure le nostre strade? Quanto sacrificio e passione c'è nello svolgimento di questo mestiere da parte di un uomo o di una donna che lo scelgono ? E perché un giovane uomo o una giovane donna si immergono in una professione così poco remunerata e altamente a rischio? I poliziotti hanno sempre fatto parte del nostro paesaggio urbano, ma chi sono? Quali storie raccontano e dove si incontrano, quale il gergo con cui comunicano? Molti romanzi mettono in scena poliziotti e ispettori, commissari e detective. Anche in questo libro il protagonista è un tutore della legge, ma si tratta di un poliziotto vero che racconta storie vissute realmente. Gran parte dei poliziotti, dei commissari, degli ispettori ritratti sulla carta stampata indaga per acciuffare un qualche colpevole di misfatti. In questo libro non vi sono misfatti, e non vi sono colpevoli. Vi è una città autentica con le sue strade e i suoi parchi, i suoi problemi e i suoi luoghi pericolosi. C'è la vita ordinaria di un agente della volante, gli interventi a volte seri a volte bizzarri nei quali la gente lo coinvolge. Dunque, chi sono davvero questi uomini in divisa, come interpretano il loro lavoro, cosa fanno e con chi devono vedersela? Al termine del servizio... di Sergio Paoli vi servirà anche per scoprire appassionatamente tutto questo. Conoscerete un po' meglio quegli uomini e quelle donne che quotidianamente vegliano sulla vostra sicurezza.
Una recensione sulla nostra antologia Qui tutto va a puttane! sul numero di settembre di LEGGERE: TUTTI (http://www.leggeretutti.it/ita/) potete leggerla cliccando sulla miniatura dell'articolo.
Cliccando qui, una recensione apparsa su Le rimesse relativa a "Preoccupati dei vivi" di Andrea Moretti.
Cliccando sulla foto, una vecchia intervista del maggio 2008 rilasciata da Barbara X ospite del programma di Raiuno, UnoMattina. Barbara è una delle autrici della nostra antologia "Qui tutto va a puttane!".
Da luglio i nostri libri saranno promossi in nuove regioni che si aggiungono ad Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, e Calabria.
Per le regioni PIEMONTE, VALLE D'AOSTA, LIGURIA da:
BOOK SERVICE Via Bardonecchia n° 174/D 10141 Torino Tel. 011-7724391 Fax. 011-7724495 E-mail: info@bookservice.it
Per le regioni LOMBARDIA, CANTON TICINO da:
DISTRIBOOK Via M.F. Quintiliano n° 20 20138 Milano Tel. 02-58012329 Fax. 02-58012339 E-mail: distribook@gmail.com
Da oggi è attivo il nostro nuovo e-store Shop Gingko. La piattaforma è open source derivata da Open Cart. Con questa nuova soluzione avremo la possibilità di gestire gli ordini con riservatezza e maggiore sicurezza, applicare sconti, preparare pacchetti-offerta, tagliare i costi di spedizione e offrire altri numerosi vantaggi a chi sceglierà un nostro libro.
La storia sconvolgente di una famiglia tenuta in ostaggio per dieci anni dagli errori medici e dall’ottusità del sistema sanitario italiano
25 fotografie
Prefazione di Emilio Ammaturo
Introduzione e postfazione dell'autrice
Una perizia medico-legale
Una nota dell'Editore
« Un giorno un chirurgo mi disse: "Sono un chirurgo, io taglio, non curo le malattie". »
« C’è un limite alle sofferenze che un essere vivente può sostenere? Fino a quando un cuore può sopportare gli spasmi di dolore che fanno sussultare e trattenere il fiato, facendo contrarre lo stomaco e alterando il battito, prima di scoppiare come un palloncino strizzato? Fino a che punto il cervello può sopportare la continua sofferenza prima di staccare la spina e decidere che non ce la fa più? Ci sono voluti ben nove anni, undici interventi chirurgici, sette primari (tutti grandi professori) e un numero imprecisato di medici e, alla fine di questa guerra, che io non mi sono mai sognata di dichiarare, sono rimasti sul campo una MIA gamba, il MIO occhio sinistro, parte del MIO occhio destro, la MIA mano sinistra, le dita del MIO piede destro, il MIO sistema cardiaco e in pratica la mia vita. Ho più cicatrici della moglie di un lanciatore di coltelli alcolizzato! »
Una testimonianza autentica, un atto d’accusa alla malasanità italiana, l’odissea di una donna che a trentasei anni entra in ospedale per una banale varicella e ne esce profondamente deturpata.
Pubblichiamo un estratto del libro di Andrea Moretti, "Preoccupati dei vivi". Si tratta in particolare della prefazione che l'ex partigiano Agostino "Cesare" Nasi Comandante del Distaccamento “Aldo” 1^ Battaglione della 77^ Brigata SAP ha scritto per l'autore.
Antonio Dercenno, presidente dell'associazione Onlus "Fiori di strada".
Bose Aweiwe, ex prostituta e vittima di tratta, salvata dall'associazione.
Rosanna Orri, per la casa editrice.
Probabilmente è la prima volta in assoluto che una ex prostituta decida di comparire in pubblico nel corso di una presentazione letteraria, raccontare la propria storia, incontrare il pubblico e rispondere alle domande di chi è interessato a conoscere il fenomeno della tratta a scopi prostituzionali.
L'ingresso è libero.
Tutti gli autori dell'antologia potranno intervenire.
Per un ragazzo reggiano che ha avuto nonni nati tra il 1909 e il 1925, le storie di lotta partigiana sono nel DNA, legate ai racconti dei vecchi nelle sere d’estate, prima di dormire. Tedeschi e partigiani sono stati i primi soggetti che hanno fondato le basi del mio immaginario narrativo, così come i film di Leone, o le gare rocambolesche in macchina di Gilles Villeneuve. Mia nonna Anna, che nel 1945 era incinta di mio padre, abitava vicino ad un Comando tedesco. Quante volte mi ha raccontato delle notti in cui le venivano in casa i giovani soldati tedeschi per bere un bicchiere di vino, ritrovando la dimensione di una casa almeno per qualche ora, mentre a pochi passi, nel fienile, stavano nascosti i partigiani. Erano ore di tensione, di paura vera. Così come lo era per me ascoltare quelle storie, mezze in italiano, mezze in dialetto, mentre lo zampirone buttava nell’aria il suo fumo repellente.
Poi, ai tempi delle scuole medie, sul finire degli anni Ottanta, il professore di storia nel mese di aprile ci portava in Municipio ad ascoltare i racconti dei partigiani, che a noi sembravano così vecchi, così distanti da come li avevamo immaginati, eppure ci appassionavano con aneddoti di orgoglio e coraggio, storie d’azione, di vita e di morte.
Negli anni dell’adolescenza, della prima occupazione alle scuole superiori a Correggio, ci sono stati infine i dischi dei Led Zeppelin, i Doors, i film sul Vietnam. Nuovi miti, nuovi eroi, suggeriti da alcuni professori o magari da uno zio, che quegli anni li aveva vissuti. E allora avanti con gli slogan della contestazione studentesca, del ’68 e del ’77, che a noi, sui diciott’anni a metà degli anni Novanta, hanno fornito le basi culturali per dire la nostra, nella scuola e in famiglia.
“Preoccupati dei vivi” l’ho voluto ambientare su due piani temporali, distanti la mia età l’uno dall’altro ma per certi versi simili. Nel ’45 alcuni ragazzi sui vent’anni sposarono un’idea, e rischiarono la propria vita nascondendosi nei fienili, sparando ai tedeschi e alle camicie nere. Trent’anni dopo, altri ventenni, figli dei primi, occupavano le piazze, a volte in modo pacifico, altre in modo violento, con le armi, sparando contro la Polizia. Queste due generazioni hanno vissuto momenti storici importanti per la storia italiana e mondiale, hanno avuto di fronte a sé sfide che la mia generazione non ha avuto; sono stati costretti a scegliere una posizione, un’idea, a darsi da fare per quella, talvolta anche in modo discutibile, perché il non scegliere avrebbe significato porsi dalla parte del nemico.
Ho voluto raccontare una storia ai tempi della lotta partigiana che si proietta negli anni della lotta armata, perché, probabilmente, quando l’uomo lotta mette a nudo più che in periodi di pace la propria natura, le proprie passioni, nel bene e nel male.
L’eccidio della Righetta, al quale il libro si ispira, consumato all’alba del 15 Aprile 1945, è per Rolo storia e leggenda. Aldilà di quanto è stato scritto (poco) dagli storici locali, e di quanto si conserva negli archivi (ancora meno), per tanti versi rimane un mistero. Sono tante le voci che si accavallano e tante le versioni di quella notte che sopravvivono nei racconti popolari. Alla versione dei fatti spesso si associa una personale visione politica di chi racconta, così come personalismi e ipotesi non documentabili.
Dopo aver sentito tante voci e letto tante pagine su quella notte, sono giunto alla conclusione che per poter trattare la questione senza gli stretti vincoli storiografici, l’unico canone possibile rimaneva quello narrativo. Ne è uscito un romanzo che fonda le sue radici su un fatto di cronaca di oltre sessant’anni fa, ma poi se ne allontana, esplorando altri sentieri, sviscerando ciò che la storia spesso non racconta, ovvero le passioni e i sentimenti che condizionano certe scelte.
La storia di Omero Tasselli si propone come paradigma di un’intera generazione di giovani, che dopo l’armistizio sono stati costretti, talvolta senza una reale coscienza politica, a scegliere in che direzione lottare, a cui la storia, anni dopo, ha imposto il confronto con altri giovani con una coscienza politica ben più netta, ma a volte sinistra.
Titolo: Preoccupati dei vivi. Collana: Bianca Genere: Romanzo. ISBN: 978-88-95288-07-9 Pagg: 144. Prezzo: euro 11.50
Il romanzo ricostruisce, sulla base di testimonianze e di documenti storici consultati dall'autore, un cruento eccidio partigiano ad opera dei fascisti, avvenuto durante la primavera del 1945, pochi giorni prima della Liberazione, nei pressi di Rolo, in provincia di Reggio Emilia. Non si tratta solo di una storia di partigiani. E' il confronto tra la generazione cresciuta sotto il ventennio fascista e quella di trent'anni dopo, insanguinata e fanatica della contestazione e dell'apogeo delle Brigate Rosse.
CON UNA PREFAZIONE DI AGOSTINO "CESARE" NASI"
POSTFAZIONE DELL'AUTORE
Alle prime luci dell’alba del 15 aprile 1945 un gruppo di sette partigiani in un piccolo comune della bassa reggiana viene accerchiato e messo al muro da una squadraccia di camicie nere. Si parla di errore strategico, ingenuità tattica, di una sentinella che ha ceduto al sonno, di una spiata e, peggio ancora, di un tradimento all’interno della stessa brigata partigiana. Dopo 30 anni un sopravvissuto all’eccidio torna al paese per percorrere i vecchi sentieri partigiani e svolgere un’indagine, ma gli viene intimato di lasciar perdere. Ben presto la ricerca di indizi e risposte si trasforma in un febbrile susseguirsi di ricordi che corrono paralleli ad una analisi ben più spinosa e profonda del sé, nella cornice di una Italia che esce malconcia da una vera e propria guerra civile, nella quale vincitori e vinti si confondono su una strada del progresso che sembra già decisa e che pur presenta zone d’ombra minacciose. Omero aveva 20 anni nel 1945 e imbracciava un fucile. Nel 1975 cosa fanno i ventenni? C’è chi lavora in fabbrica, chi studia, chi grida nelle piazze e c’è ancora chi imbraccia fucili e spara, rivendicando radici proprio nei gesti e nelle azioni dei leggendari combattenti partigiani. Ma queste due generazioni hanno qualcosa in comune? Padri e figli riescono a comunicare? Che Italia hanno consegnato i primi?
NOTA SUL PREFATTORE
Agostino Nasi, nome di battaglia “Cesare”, nato a Rolo (RE) nel 1925, ha svolto attività partigiana dal giugno del 1944 alla Liberazione, operando nel basso reggiano, nelle valli del carpigiano e del mantovano. Studente alla facoltà di Giurisprudenza di Modena, negli anni della lotta di Liberazione si è impegnato attivamente per la causa partigiana divenendo da subito, nonostante la giovane età, Comandante del Distaccamento “Aldo” 1^ Battaglione della 77^ Brigata SAP, per il grande carisma e la forza smisurata. Ha partecipato, con ruolo decisivo, alle battaglie di Fabbrico e Gonzaga. Ha asportato dalla polveriera di Luzzara per ben quattro volte munizioni e mine. Ha sorpreso e messo in fuga una pattuglia tedesca sulla piazza di Rolo e, pur ferito, ha salvato il compagno Lodi (Caino), ferito gravemente. Ha minato e fatto saltare due ponti sulla Parmiggiana-Moglia e Ponte Alto a Modena, fatto prigionieri molti tedeschi, preso parte a vari combattimenti, azioni di disarmo e al recupero di materiale bellico aviolanciato. Oggi vive nella sua casa di Rolo, godendosi la pensione. Sono in tanti i ricercatori, gli storici o semplicemente vecchi e nuovi amici che ogni settimana lo vanno a trovare, tra i suoi libri e suoi quadri e le tante foto che ricordano chi è stato e che parte ha avuto nella lotta.
IN ARRIVO APRILE 2009
IO CAMMINO NEL BUIO
DI LICIA PRAISI
Titolo: Io cammino nel buio. Collana: Bianca Genere: Autobiografia. ISBN: 978-88-95288-08-6 Pagg: 136. Prezzo: euro 11.50
UNA STORIA VERA SULLA DEPRESSIONE
PREFAZIONE DELL'AUTRICE
Licia ha 53 anni, vive sola in una casa dell’Ente Case di Ferrara dove ancora è ammalata e lotta ogni giorno per sopravvivere. Dopo aver cominciato a scrivere la sua storia come terapia, sotto consiglio della sua dottoressa, si è ritrovata a pensare che la sua testimonianza sarebbe stata una fonte di riflessione e un forte spunto di conoscenza. Perché i depressi non sono dei matti, come molti dicono, sono persone che vogliono essere semplicemente aiutate. Lei, che di queste persone ne ha conosciute tante, troppe, sa che molte, troppe, non vengono aiutate. In questo libro Licia racconta la sua infanzia infelice in collegio, senza una vera famiglia e senza un padre, la sua giovinezza trascorsa alla perenne ricerca di un qualcosa che le desse una esistenza serena, mentre si impelagava in diversi guai, poi il matrimonio, che sembrava perfetto, e l’attesa spasmodica di un figlio che non arrivava e che a un certo punto smise di ricercare, infine, per cause infinite, il sopraggiungere della depressione in forma grave, di cui ancora oggi si sa ben poco, e sulla quale c’è scarsa informazione. Nel frattempo Licia ha tentato due volte il suicidio, ha debellato un tumore al seno, ha lasciato suo marito e con una forza straordinaria sta cercando di riappropriarsi della sua vita. Con la voglia di scaricare dalle spalle tutto il peso che si porta da anni, dopo tante sofferenze e delusioni, dopo interminabili momenti angosciosi e distruttivi, tante sofferenze arrecate ai suoi cari, e a se stessa, dopo venticinque sedute di radioterapia e con la sua pastiglia al giorno che deve prendere per cinque anni, i controlli che vanno seguiti con regolarità, è qua e questa è la sua vita.
Ieri, 2 dicembre, alla conferenza stampa di apertura dell'edizione 2008 del Motor show, è comparso con sorpresa del pubblico e della dirigenza il nostro autore. Ha fatto sentire le sue ragioni.
Apriremo il 2009 con due pubblicazioni. "Preoccupati dei vivi" di Andrea Moretti e "Io cammino nel buio" di Licia Praisi. Il primo è un romanzo che ricostruisce, sulla base di testimonianze e di documenti storici consultati dall'autore, un cruento eccidio partigiano ad opera dei nazisti, durante la primavera del 1945, pochi giorni prima della liberazione. Ma non si tratta solo di una storia di partigiani. E' un confronto tra la generazione cresciuta sotto il ventennio fascista e quella di trent'anni dopo, quella insanguinata e fanatica della contestazione e dell'apogeo delle Brigate Rosse. Il secondo romanzo è una storia vera, una testimonianza sulla depressione. L'autrice, con pseudonimo, confessa le umiliazioni e gli stati emotivi di una malattia di cui nonostante tutto, ancora oggi, si conosce molto poco.
Un’antologia di racconti sulla prostituzione nel nostro paese, le autentiche denunce delle giovani prostitute straniere ai loro sfruttatori rilasciate agli organi di polizia, due illuminanti saggi sul fenomeno della prostituzione straniera in Italia, la schiavitù e la moderna tratta degli esseri umani.
Le cifre dell’industria della prostituzione sono da capogiro, i profitti colossali. Con 60 miliardi di euro annui il mercato del sesso è secondo soltanto al traffico di droga. La prostituzione da tratta produce da sola un giro di affari di 7 miliardi di euro. È una tra le peggiori forme di violazione dei diritti fondamentali della persona. Si stima che il numero delle prostitute nel mondo sia di 40 milioni. Mezzo milione di nuove donne ogni anno è immesso nei paesi dell’Europa occidentale. Il 75% di loro ha meno di 25 anni e una percentuale indeterminata è minorenne. Negli anni Novanta, nel solo Sud-Est asiatico la tratta ha fatto un numero di vittime pari a tre volte quello dell’intera storia della tratta degli schiavi africani, che nell’arco di 400 anni ha contato 12 milioni di vittime.
Perché vi sono tante prostitute per strada e nelle case, perché le città si popolano di donne che sono costrette a darsi al primo venuto? Chi sono quegli uomini che fermano l'auto? Che cosa dicono, cosa vogliono, come lo chiedono, perché lo fanno? Chi sono le donne che si vendono, quanto guadagnano?
Che cos’è davvero il sesso a pagamento?
Il volume nasce da un progetto di beneficenza. I proventi delle vendite saranno interamente devoluti all’associazione onlus bolognese FIORI DI STRADA (www.fioridistrada.it).
Valentina Francolino Gingko 2007 Venerdì 22 aprile 2181 Mira esce dalla facoltà universitaria di Archeologia della flora e della fauna di Londra per recarsi a casa. Come tutti gli abitanti del pianeta indossa capi d’abbigliamento anti-Uv e si cosparge la pelle di creme-barriera. Da trent’anni, infatti, le condizioni di vita sulla terra sono state completamente sconvolte, a causa del totale deterioramento dello strato di ozono che la proteggeva. Non esistono più forme vegetali o piantagioni commestibili. L’uomo è il solo rappresentante della specie animale ad essere sopravvissuto, benché decimato dalle conseguenze derivanti dalla catastrofe, non ultima una smisurata proliferazione di tumori alla pelle. L’alimentazione è costituita di sole sostanze nutritive a base di vitamine, proteine ed acidi grassi prodotti in laboratorio sotto forma di superconcentrati. L’ossigeno viene immesso nell’atmosfera in maniera artificiale, una volta scisso dall’idrogeno tramite un forte dispendio di energia, che viene ricavata dalle centrali nucleari che proliferano ovunque. L’ingente produzione di scorie viene smaltita trasportandola nello spazio, ed in modo particolare sulla luna. Ad attenderla, tra le mura domestiche, trova la madre in preda al pianto a causa della morte di una misteriosa zia indiana, di cui Mira fino a quel momento ignorava l’esistenza. L’atteggiamento della donna appare tuttavia vago ed indefinibile ed attira la curiosità della figlia. Lucien, il ragazzo che frequentava da un anno, diserta l’appuntamento previsto per l’ora di cena e da quel momento fa perdere misteriosamente le tracce di sé. Mira, dopo alcuni giorni di logorante attesa, cade in uno stato di profonda prostrazione dal quale esce solo dopo aver ricevuto sul proprio telefonino una sorta di messaggio cifrato in cui Lucien sembra darle appuntamento in un imprecisato luogo abitato da una foresta residua. Un aneddoto riesumato tra i ricordi infantili della madre ed un libro redatto dal famoso archeologo Andrew Berdel, repertato dall’oblio degli scaffali polverosi della London Library, sembrerebbero confermare l’esistenza di un ultimo ignoto brandello di paradiso ,sottratto alla deriva ambientale. Che si tratti dello stesso luogo? Mira decide di intraprendere il viaggio nella direzione di quella antica “Valle Nascosta”, che pare trovarsi alle pendici dell’Himalaya, alla ricerca dell’amore e della salvezza… Troppo spesso la fantascienza sociologica si è risolta in scadente narrazione e sterile ideologia, capace di denunciare situazioni senza saper suggerire soluzioni. Valentina Francolino decide pertanto di battere un percorso diverso, concependo un romanzo fantastico e sentimentale che va al di là della mera denuncia ambientalista, perché esce dall’anticipazione narrativa per toccare un nervo ormai scoperto. La vicenda di Mira, che si aggira nello scenario surreale di una Londra grottesca e desolata, costituisce infatti un felice espediente narrativo che consente alla scrittrice bergamasca di esplorare, senza troppe sovrastrutture ecologiste, i pressanti temi ambientali ed ecologici del nostro tempo. Una formula deliziosa per trasformare le varie concrezioni dello sconforto in un’avvincente scrittura d’immaginazione. Ed è tutto così maleficamente credibile che ci sembra di riempire delle lacune della nostra cultura generale. L’autrice non intende qui soffermarsi sugli aspetti deteriori di una civiltà che ha sconvolto gli equilibri naturali. Compie solo una breve digressione iniziale per dirci quello che tutti noi già sappiamo. Ovvero che la condotta sconsiderata dell’uomo ha creato le condizioni perché il verde fosse cancellato per lasciare il posto ad un mondo del tutto artificiale. E subito riprende il filo di una avventura esistenziale destinata ad approdare là dove talvolta la leggenda e le speranze confluiscono magicamente nella realtà. Le avventure di Mira, che vaga di rovina in rovina, morale e materiale, l’una nutrimento dell’altra, costituiscono una lettura divertente e struggente al tempo stesso, che appassionerà anche il lettore che abitualmente non frequenta il genere fantastico. Nessun intento moraleggiante appesantisce l’efficacia narrativa. Niente politica né banali richiami al rispetto della natura,ma solo desiderio di comprendere e di fare comprendere dove ormai siamo diretti. Un’incursione spregiudicata ed inquietante in un futuro che forse è già incominciato. [Gian Paolo Grattarola]
Penso che nell’ambito di una presentazione letteraria, la prima parola spetti a chi in questo testo ha creduto fortemente, l’ha letto e riletto più volte,ne ha curato ogni minimo particolare fino a darne ampia diffusione pubblicando pagine che fino a poco tempo fa erano del tutto private. E pertanto mi sembra giusto iniziare spiegando quali motivi ci hanno spinto nella scelta e perché abbiamo deciso di investire in questo testo tra tanti.
La Gingko Edizioni è una casa editrice giovane, sia nel senso che è di recente nascita, sia perché in essa lavora un gruppo di giovani. Ci siamo fin dall’inizio prefissi la ferma intenzione di valutare accuratamente i testi da pubblicare, di sceglierli in base ai contenuti e non in base al valore o alla presa commerciale degli stessi. Crediamo nella buona letteratura e cerchiamo di evitare testi scandalistici o puramente intrattenitivi. Nel caso specifico, nel momento in cui ci è pervenuto il testo di Angela, leggendone la sinossi io stessa ho immediatamente pensato che si trattasse di uno dei tantilibri lesbo, nel senso di un testo ad effetto che, trasudando sesso e trasgressione, volesse far leva sullamorbosità delpubblico e irretire il lettore. Vi sono moltissimi libri di questo genere. In verità ho anche pensato che sulla scia dei veri gay pride o dell’entrata in Parlamento dell’Onorevole Luxuria, un transgender che ha fondato la propria campagna elettorale sui temi dell’omosessualità e del riconoscimento di questa, fossi di fronte a un testo cosiddetto militante appunto, da gay pride.
Contrariamente, sono stata colpita dalla dolcezza e dalla freschezza delle pagine di Angela. Il suo libro non è ideologico, non è mieloso, non è militante, non è neppure lesbo, pur se scritto da una lesbica. Nella scelta è per noi stata determinante una caratteristica che ci interessa primariamente. E’ un testo vero, non è “stupefacente”. E’ normale. Racconta una storia normale di sentimenti e di affetto mancato. I veri protagonisti della storia sono la vita, le scelte di vita attraverso i sentimenti e il cuore.
E i sentimenti non hanno sesso, sono sentimenti. In queste pagine, qualsiasi persona eteroo omosessuale obisessuale può ritrovarsi perché sono pagine che narrano di vita, d’amore. […]
Il sentirsi sfiniti, senza respiro, sull’orlo del niente e delle lacrime dopo aver fatto l’amore con la persona che amiamo. Quanti di noi hanno provato queste sensazioni ? Spero tanti. Queste sensazioni non sono omosessuali, sono sentimenti e basta. Non esiste una sensibilità lesbo e una etero, così come non esiste una sensibilità di individui bianchi e una sensibilità di individui neri, così come non esiste una intelligenza di individui uomini e una intelligenza di individui donna. Il libro racconta una storia di sentimenti frustrati, di un amore infranto, di una felicità mancata a causa dei pregiudizi. Parla anche dell’Italia e dei difetti italiani. E’ un libro che, attraverso il lesbismo, la vita di una donna lesbica, riesce a parlare d’altro, vola più in là. In cui il lesbismo è un pretesto, come sarebbe potuto esserlo il razzismo, l’emarginazione dettata da altri fattori discriminanti, etc. E’ una parabola sul pregiudizio. Il vero protagonista è il pregiudizio, ma non il pregiudizio dei personaggi della storia, ma di chi lo legge, del lettore. L’elemento più straordinario è che non tratta del pregiudizio cosiddetto “esterno”, ovvero degli altri, a cui la lesbica e l’omosessuale o qualsiasi persona diversa soggiace, deve accettare, sopportare, o contro cui deve lottare. Tratta invece del pregiudizio interno. Nel libro si narra di un pregiudizio che una donna lesbicariceve e sopporta non dalla società, ma da se stessa, che ella alleva e ha dentro di sé, non che le è imposto. Questa donna, amante, ha pregiudizio verso se stessa. […]
Sono pagine che trattano dell’accettazione di noi stessi, delle barriere interiori che ognuno di noi alimenta e contro le quali ognuno passa la vita intera a scontrarsi. […]
In fondo parla di una questione universale che sta a monte di ogni nostro agire quotidiano. […]
Angela Siciliano, scrivendo un libro lesbico, ha sfoltito il genere, se così si può dire (e se esiste davvero un genere letterario lesbo), e lo ha fatto in una maniera assolutamente virginale e spontanea, ovvero raccontando semplicemente la verità. Non ha usato giri di parole, orpelli, non ha mascherato nulla. […]
Si potrà dire qualunque cosa di questo libro, una volta letto, ma non si potrà dire che è letterario, che non è vero, che non è autentico. Leggendolo vi renderete conto che, mentre seguirete la protagonista, starete seguendo voi stessi, starete rivivendo i vostri primi amori, l’innocenza del vostro primo bacio, le prime uscite con i ragazzi nella piazza del piccolo paese, starete rivivendo i fugaci appuntamenti estivi all’ombra di un albero o nella semioscurità del vicolo. Il libro parlerà al vostro cuore come ha parlato al nostro. E poco importa che a parlare dei suoi sentimenti sia una donna che nutre amore verso un’altra donna, poco importano le categorie, le emozioni sono le stesse provate da chiunque, da qualunque cuore. Il libro di Angela è così autentico e sono così vere e oneste le delusioni, il pudore, i tocchi delle mani sulla pelle, le carezze, la solitudine, il senso di inadeguatezza e di abbandono, la disperazione, la speranza, che vi verrà la pelle d’oca, un brivido di freddo vi risalirà lungo la schiena e comincerete a guardare l’uomo, la donna, chi ci passa accanto, il vicino, nella sua complessità. Ciò che vuol insegnare questo libro è il moto del cuore umano, la sua infinita e toccante fragilità. E’ un libro toccante, rivelatore sotto moli aspetti, perché al di là di tutta la nostra modernità, l’emancipazione nella quale crediamo vivere, esso svela quanto poca strada abbiamo fatto nell’accettazione di ciò che comunemente reputiamo diverso.
E qui mi preme aprire una parentesi e fare una digressione sul tema dell’omosessualità.
Il termine omosessualità, a cui noi spesso attribuiamo un significato ed una connotazione negativa, deriva da un termine greco, omoios, che significa simile e che è, per intenderci, lo stesso termine alla base di omeopatia (che non è, come molti pensano, la cura delle patologie con le piante, ma un tipo di cura che si basa sulla legge della similitudine per cui la stessa sostanza che provoca la malattia, se dosata sapientemente e in modo misurato, può portare alla guarigione) ed il termine latino sexusovvero sesso. L’omosessualità è quindi l’orientamento sessuale caratterizzato da un’attrazione sessuale o puramente affettiva per individui del proprio genere sessuale.Definire una persona o definire se stessi omosessuale significa solo avere una particolare propensione sessuale affettiva o semplicemente delle affinità particolari con un individuo dello stesso sesso. Il termine omosessuale di persé non è dispregiativo. Però spesso viene confusocon pederastìa - dal gredo pais paidòs (ragazzo) - e erastès (amante): amore per i ragazzi - e che per questo spesso viene confuso con pedofilia - o anche sodomia (termine traslato dalle sacre scritture cristiane che sta a denotare rapporti sessuali di tipo anali tra individui ). Questi sono termini che molti, e sono sicura anche qui tra i presenti, intendono come sinonimi di omosessualità, quando invece nel gergo comune e nel parlato quotidiano marcano con un velo di depravazione il termine omosessuale. E la connotazione di depravazione che spesso viene attribuita agli omosessuali deriva dal concetto inculcatoci fin da bambini che essere omosessuale è contro natura. Ma cos’è la natura? Cosa significa essere contro natura? Anche qui mi rifaccio all’etimologìa greca dove la natura è detta fusis (da qui fisiologico - quindi secondo natura, etc). Ma i greci ed i loro pensatori, che in molti aspetti della vita erano molto più illuminati di noi e da cui noi ancora oggi traiamo spunto, intendevano con natura non solo la realtà oggettiva così come ci appare ma riferita all’uomo (la physsi). La natura era intesa come disposizione naturale dell’uomo. […]
Sul tempio di Delfi era scritto Gnoti se autòn, conosci te stesso. Questo era l’unico insegnamento etico-moraleche doveva guidare l’uomo. Conoscere se stesso e assecondare la propria natura, dove natura è la propria indole, la propria appunto disposizione naturale. L’omossesualità ha iniziato ad essere concepita in senso negativo con l’avvento del cristianesimo che ha postulato ed insegnato che è contro natura, perché non finalizzato alla procreazione, il rapporto omosessuale. E così noi che siamo intrisi di cultura cristiana diamo ancora oggi un significato negativo alla parola e spesso utilizziamo il termine omosessuale come insulto. Non sapendo che un tempo, in epoche più illuminate, avere rapporti con l’altro sesso era perfettamente considerato naturale tanto che i più grandi uomini del passato, pensatori, personaggi storici, uomini delle arti e delle scienze, lo sono stati e di questo si sono compiaciuti. L’Achille di Omero - parliamo del XII sec A.C. - è descritto come colui che ama l’amico Patroclo al di sopra di tutti e che per vendicare la morte di questi trova egli stesso la morte sul campo; Socrate spesso, nei dialoghi di Platone (Simposio e altri), viene descritto come un uomo che ama i ragazzi suoi discepoli, è catturato dalla loro bellezza fisica e addirittura elogia l’amore omosessuale come più importante e più dignitoso per un uomo (poiché nel rapporto omosessuale tra uomini vi è uno scambio tra amante e amato anche culturale, gli uomini erano gli unici a godere di istruzione). In tutto il pensiero pre-cristiano il matrimonio, che molti politici oggi giudicano alla base dello Stato come naturale, era visto in modo solo utilitaristico, solo come humus per la procreazione. I divorzi erano largamente ammessi e frequenti sia nella Grecia Antica che nella Roma antica che nello stato egiziano tolemaico. Questo per dire ancora una volta, senza voler fare l’apologia di niente e nessuno, quanta ignoranza c’è nell’uomo moderno! […]
Angela nel proprio libro, in modo molto esplicito, si scaglia contro le barriere imposte dal contesto sociale che impediscono a chi è omosessuale di dichiararsi tale. Eppure io penso che niente più dell’amore abbia bisogno di un contesto sociale favorevole, di una sovrastruttura in cui poter crescere. Lo stesso fenomeno è accettato o meno a seconda di come la società si pone di fronte ad esso, in base all’apertura e alla cultura degli individui facenti parte di quel contesto sociale. Una mia conoscente, che per mostrarsi agli occhi altrui progressista ed aperta, spesso dichiara: io sono molto aperta, ho anche amici gay e lesbiche. E’ in tal modo che non si accorge che proprio così ghettizza e rende diverso ciò cheè normale. E’ come se io dicessi: io sono molto aperta, ho tante amiche bionde, operaie e laureate.In fondo in fondo, la realtà è sempre più semplice di quanto noi la vediamo e, in fondo in fondo, escludere o mobbizzare una persona per l’omosessualità significa giudicare la stessa persona solo perchi si porta a letto. Aberrante davvero. […]
Che Angela abbia raccontato la storia di una donna lesbica è un particolare, perché ciò che conta e ciò che è l’essenza del libro, è la storia delle storie, ovvero la storia, o meglio la cronistoria del cuore e dell’anima umana.Il cuore e l’anima sono quelli una donna, cinquantenne, ma sono il cuore e l’anima dell’adolescente, dell’uomo sposato, dell’etero, dell’omosessuale, dell’operaio e del colletto bianco.
Chi non ha mai pensato di prendere le poche cose che servono, infilarle in un zaino e sbattere la porta per andare in stazione o in aeroporto e fuggire per sempre? Andarsene dall’altra parte del mondo, nell’angolo più sperduto e romantico, nel proprio ideale Eldorado, e rinnovarsi liberandosi dell’ozio e delle vecchie noiose abitudini quotidiane. Diventare un avventuriero, un viaggiatore (ma non un turista), imbarcarsi su qualche nave diretta al Polo, essere intenzionati a vivere una nuova avventura, semplicemente andarsene e ricercare un’oasi prediletta di semplicità, di naturalità, di semplicità, lontana dagli obblighi, dalle fatiche di ogni giorno.
In tutte le età, con motivazioni diverse, sicuramente tanti di noi almeno una volta hanno fatto un pensierino su una prospettiva simile. Il giovane come l’adulto, la donna come l’uomo, qualunque professione, qualunque ruolo, qualunque situazione economica... dire basta, zaino in spalla e via, verso l’adrenalina. Viaggiare per fugare il vecchio se stesso, mettersi alla prova, sfidare noi stessi, vedere se ce facciamo, se siamo in grado di liberarci dalla comodità, ritornare all’essere uomini, allo stato puro e semplice.
Il viaggio, da sempre, ha richiamato spiriti inquieti e battaglieri di ogni indole, da ogni angolo del mondo e in ogni tempo. E’ sempre stato vissuto e viene vissuto ancora come una summa di condizioni e elementi affascinanti, come la panacea di diversi problemi, la soluzione, la scelta, la ricerca di un senso alto della vita, per alcuni addirittura il vero senso della vita, l’orgasmo.
Chi non si è mai detto che siamo nati in un determinato contesto geografico, eppure per vivere veramente, per poter dire di aver vissuto intensamente e in maniera ricca è necessario varcare le barriere, andare oltre; siamo nati per conoscere, per vedere. Spesso l’idea di vivere per tutta la vita in un solo luogo ripugna, in una città, un quartiere, spesso un isolato, e la nostra vita si svolge in pochi kilometri quadrati di spazio e di aria, sempre la stessa.
Ulisse varcò le colonne d’Ercole, limite estremo del mondo allora conosciuto, Gengis kan estese il suo dominio per migliaia di kilometri attraverso la steppa asiatica e Alessandro portò i macedoni dal Peloponneso fino all’intricato eselvaggio continente indiano; Marco Polo, Colombo, grandi avventurieri e grandi viaggiatori che si spinsero al di là delle certezze e delle conoscenze, e furono esploratori anelanti mondi nuovi, curiosi di conoscere gente diversa.
Anche oggi esistono molti giovani e meno giovani che viaggiano. Nel suo libro Marco Biaz ne incontra tanti, con diverse motivazioni, i quali sono fulminati da un’idea di ricerca esuberante e, instancabilmente, calpestano terre negli angoli più remoti del pianeta. Uomini e donne che abbandonano la routine e le solidità della loro vita, sperimentano nuove conoscenze, ricercano esperienze. Il viaggio per loro, come per gli antichi, è ancora vissuto come stolido tentativo di trovare e custodire dentro di sé una felicità superiore che nel quotidiano, in casa propria manca, svelare l’essenza di se stessi alla costanza ricerca di un maggiore e più inteso senso di ogni singolo respiro. Questi viaggiatori, che sono i veri viaggiatori, coloro che reputano se stessi veri viaggiatori, i non turisti, sono sopra ogni cosa “ideologici”, tutto in loro è ideologico. Viaggiano perché non si sentono a loro agio nella moderna società, non ne accettano le convenzioni e sono allaricerca di un mondo non ancora lambito dalla corruzione della modernità. Il loro viaggio è un viaggio verso gli esordi naturali dell’uomo, verso le forme più ancestrali e pure dell’esistenza ma, come presto o tardi scopriranno, si trovano di fronte a una delusione bruciante. Quel mondo ancestrale e primitivo, sincero, onesto, semplice non esiste e non esiste per due motivi: perché la modernità con le sue sicurezze o false sicurezze ha invaso ogni angolo del pianeta, e non esiste un Eldorado di puro fascino non corrotto o non corruttibile o perché loro stessi ne sono figli, sebbene ingrati, figli di questo tempo e al di fuori di questo tempo essi non riescono ad esser felici. Si erano illusi di essere semplici, puro intreccio di naturale sangue e nervi, ma nella vera naturalezza e semplicità si scoprono fanatici e scoprono i propri limiti nel pregiudizio, nella incapacità di adattamento; la loro forma mentis non gli permette di penetrare fino in fondo nell’anima dei popoli e dei luoghi che essi vorrebbero interiorizzare. In più, non riescono a liberarsi dal se stessi del passato, dai propri problemi, dall’ ansia della vecchia vita che si erano illusi di poter dimenticare attraverso appunto il viaggio, attraverso la fuga e l’allontanamento.
Anche Biaz, qualche anno fa, fu uno di loro, un ricercatore, un avventuriero, un moderno cacciatore del klondide, un rabdomante del senso puro dell’esistenza. Fu uno di quei giovani che girano il mondo in zaino e sacco a pelo, senza troppi soldi nelle tasche e senza mai fatica nella ricerca continua e estenuante dimondi e modi di vita diversi; Biaz è stato uno di quei viaggiatori “sulla strada” alla Kerouak, alla Chatwin, uno di quei giovani con la barba lunga che incontriamo sui treni, che dormono nelle stazioni e negli ostelli a pochi spiccioli a notte, uno di quei sognatori con lo sguardo incantato ai finestrini ad osservare le distese erbose che scorrono veloci, le steppe asiatiche, le splendide morbide coste di un isola immacolata. Uno degli abitatori dei treni sgangherati indiani, e delle stazioni affollate e rumorose, uno di quegli osservatori del mare burrascoso dello Sri Lanka. Biaz ha viaggiato allungo per tutto il sud est asiatico e ha scritto le sue impressioni sul taccuino, ha fatto fotografie, ha conosciuto i moribondi delle case di Madre Teresa a Calcutta, ha registrato e incamerato volti, esperienze, vissuti, ha viaggiato e conosciuto gente. Anche lui ha pensato al viaggio come panacea di tutti i mali, ha creduto che viaggiare potesse alleviare o sanare la sua inquietudine, soddisfare il suo anelito libertario, disinnescare, come scrive DiMaggio nella Prefazione al libro, la bomba ad orologeria che lo spingeva sempre più in la, a vivere, esasperare per non esserne più schiavo della sua voglia di vita. Biaz ha viaggiato, come molti, nella convinzione che il viaggio potesse essere la soluzione di ogni cosa, che potesse aiutarlo a crescere e a migliorarsi, a insegnargli metodi e soluzioni per affrontare la vita, credendo che la vita è qualcosa di diverso dagli obblighi e dalle responsabilità che ogni uomo deve affrontare e accettare. Come ha raccontato nel libro, diversi personaggi da lui incontrati e ascoltati erano partiti per motivi diversi, molti per mettersi alle spalle i frutti dei propri fallimenti, amori naufragati, la noia dell’esistenza. Nel libro racconta non il viaggio di questi uomini, di questi viaggiatori, ma le loro motivazioni, le loro imprese, i loro guai e ci fa vedere il loro percorso di apprendistato, un apprendistato che, nel frattempo, diventava anche il suo, che anche lui stavavivendo. Il libro, come più volte si è detto, non è un libro di viaggio, o di viaggi, ma un libro sui viaggiatori, soprattutto viaggiatori occidentali, uomini e donne alle prese con i propri guai e che nel viaggio pensavano di risolverli. Attraverso la loro storia Biaz cresceva ogni giorno di più, tappa dopo tappa, esperienza dopo esperienza. E dopo quasi un anno di peregrinazioni anche per lui, come per tutti i viaggiatori che scelgono il viaggio come soluzione, giunse il momento della scelta. Si trovava ormai di fronte a un bivio, un bivio che tutti gli inquieti di questo mondo incontrano, il bivio dell’esistenza. Un ramo di questo bivio è la continuazione del viaggio, il partire e spostarsi perenne, nella consapevolezza recondita, ma inconfessata, che il luogo paradisiaco, l’Eldorado della nostra anima pacifica ancora non è stato trovato e, forse, non si troverà facilmente; dall’altro, l’altro ramo, era quello del ritorno, del fermarsi, dell’accettare che il viaggio smanioso di ricerca fiduciosa non condurrà mai a niente se non si è disposti alla sforzo erculeo di rinnovare prima se stessi, accettare il proprio destino. In una parola, crescere! Crescere significa decidere qual è il nostro posto al mondo, dove e come dirigere la nostra esistenza. Biaz scelse, di fronte a quel bivio, il secondo ramo, il ritorno a casa. Qualcosa, come lui dice, dentro gli si era rotto, incrinato. Avrebbe potuto viaggiare evidentemente lungo una vita intera e non trovare quello che stava cercando come molti che aveva incontrato, pur non confessandoglielo, gli avevano dimostrato con la loro storia personale. Si arrese nel senso che decise appunto di provare a crescere, maturare, accettare la propria condizione di uomo, di uomo perennemente inquieto e insoddisfatto e addestrare il proprio ego su una nuova strada, quella di un avanzare - senza muoversi - verso la felicità. Capì, in altri termini, che la ricerca della felicità e del significato della vita, poteva fare benissimo a meno del movimento materiale e fisico del suo corpo e che, adesso, finalmente, era giunto il momento di continuare ad avanzare con l’anima, da solo con essa, che era la sua anima ormai che doveva continuare il suo apprendistato, era la sua anima a dover continuare il viaggio verso la realizzazione dell’uomo, del se stesso, era essa che doveva condurlo verso l’Eldorado agognato della pacificazione con il suo spirito. Il viaggio continuava, la lotta continuava ma continuava con altre premesse, continuava dentro di sé, percorreva strade interne, non più i mercati e le pozzanghere indiane, non più scalava l’Annapurna, non più dormiva passando notte dopo notte nelle guest house, non prendeva più three whels per spostarsi, non si imbarcava più in ascese di monti sacri, in ammirazioni estasiate di statue gigantesche del Buddha, non dormiva più in letti con ragazze stupende e appena conosciute, non ripercorreva nemmeno più le stesse strade del passato, della vita di prima, faceva tesoro di quelle esperienze e le prendeva come punto di partenza. Biaz cominciava daccapo o, meglio, partiva da dove era ritornato, questa volta per un viaggio molto più avventuroso e ancora stupefacente ed emozionante: quello dentro il suo spirito e dentro la sua vita.
Biaz è di certo un inquieto, lo è tuttora, glielo si legge dentro. Adesso al viaggio ha sostituito la scrittura, il suo modo di evadere. E’ come tutti noi. La sua soluzione era il viaggio, ciascuno di noi ha una sua soluzione. Ognuno di noi cerca nella propria vita di eleggere una propria modalità di evasione: la palestra, la caccia, la pesca, lo sport in genere, la letteratura, il cinema, alcuni l’immersione totale nel proprio lavoro.
Valentina Francolino presenterà Il ventre della Terra presso laLibreria delle donne, via Pietro Calvi 29, Milano. Introduce la dott.ssa Antonella Nappi, docente universataria presso il Dipartimento Studi sociali e politici dell'università degli Studi di Milano.
IL 10 11 12 OTTOBRE DECINE DI PICCOLI E MEDI EDITORI SI RIUNISCONO A PISA.
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11 ottobre 2008, ore 14.00, sala Rossa. Presentazione Fuga dal monsone. La panacea del viaggio?
Un racconto sui viaggiatori occidentali. Il loro anelito libertario, la chimera di lasciarsi tutto alle spalle, boicottare la vita ordinaria, la sfida di mettere sotto assedio le vecchie abitudini, la noia, la propria corruzione come risorsa umana.
Intervengono Marco Biaz (autore), Rosa Giovanna Orri (Gingko)
12 ottobre 2008, ora 17.00, Sala Verde Presentazione Quando l'amore non basta.
La storia di due donne innamorate e degli ostacoli che alla fine hanno impedito il loro amore lesbico è la rappresentazione, tutto sommato universale, delle etichette e delle classificazioni che, esagerando spesso, sono chiamate valori e sani principi ma, al fondo, si rivelano stereotipi che impediscono la crescita naturale dell'individuo e il corso spontaneo di un sentimento, un talento e una visione politica.
Parteciperà alla presentazione l'autrice che attualmente vive in Danimarca. Relaziona per la casa editrice Rosa Giovanna Orri.
Scritto con punte di lirismo toccante e con precisione affilata negli affondi “ideologici” sulla tematica delle relazioni tra donne, questo è un romanzo su un amore mancato e sul rimpianto inammissibile, sulle interferenze esterne che a volte annullano gli istinti e i bisogni naturali e sull’importanza di chiedere scusa – anche se tardivamente – a chi ha pagato il prezzo delle nostre rinunce pareggiando i conti con il proprio coraggio. Dalla prefazione di Grazia Verasani (autrice di Quo vadis, baby?)
Chi ha inventato il Motor Show di Bologna? Come nacque l'idea e come fu portata al successo tanto da divenire un fenomeno di costume? Come si giunse all'idea vincente di un Salone automobilistico per tutti i gusti, che concentrasse esposizione ed esibizioni al cardiopalma, la tradizionale mostra allo spettacolo stupefacente, che prevedesse la partecipazione di campioni del motorismo italiano e internazionale e che diventasse punto di incontro tra produttori e il mondo dei GP di Formula Uno e di Moto GP?
Concorso letterario/ Progetto di pseudo scrittura collettiva/Antologia di racconti
Gingko edizioni in collaborazione con Fiori di Strada
Ci sarà bene un perchè vi sono tante prostitute per strada e nelle case, e se le città si popolano di donne o uomini che amano darsi o sono costrette a darsi al primo venuto. Chi sono quegli uomini e quelle donne che fermano l'auto, o entrano per fantomatiche sedute di massaggi, che cosa dicono, cosa vogliono, come lo chiedono, perchè lo fanno? E chi sono le donne e gli uomini che si vendono, quanto guadagnano, sono dei gaudenti o dei moderni schiavi, esibizionisti o malati, che cos'è davvero il sesso a pagamento?
Scrittori raccontano il vivere oggi in Italia
Perchè l'astrazione letteraria è utile per la mente, ma se un libro può dare una mano anche al corpo diventa uno strumento insostituibile!
[Il progetto ha scopi letterari e di beneficenza ed è totalmente gratuito. E' rivolto a tutti gli scrittori italiani e stranieri di ogni età.]
Raffaele Turturro Gingko 2007 Il desiderio di libertà, di respirare il sapore e l’aria di mare, spinge un gruppo di ragazzi a trascorrere una giornata sulle spiagge in un tratto di acqua salata quasi tagliato fuori dal mondo, dimenticato anche nel periodo d’estate. La ricerca di un bar, un locale ove riprendere il contatto con la realtà, proietta uno dei giovani in uno strano processo il cui oggetto di interesse è la condanna e non la salvezza del condannato, ritrovandosi - suo malgrado - a difendere un amico per avere compiuto un reato di poco conto, che ha un ché di illogico per il comune senso della giustizia, ma dal finale a sorpresa. È la stessa sorpresa che si avverte vedendo un paracadute riempire con i suoi fili - da governare verso chissà quale destino - ed i variopinti colori riempire un bar dell’isola di Los. Un locale strano, come il suo vecchio proprietario greco che, di norma sorridente e silenzioso, si apre invece ad un avventore al racconto di un sogno (simbolico) dalle tinte dell’arcobaleno che avvolgono il mondo e verso cui tutti si lasciano cadere. E dal sogno alla vita reale. La contrattazione al mercato per l’acquisto di un paio di scarpe tra un venditore, categorico nelle sue posizioni, e un cliente insistente, tanto forte e consapevole del fatto suo, da turbare l’equilibrio psichico ed emotivo del commerciante. E poi in questo mondo fatto di classi, l’usciere e il capoufficio, si ritrovano a condividere domeniche in campagna su di un tavolo imbandito di prelibatezze casalinghe rallegrato da una tovaglia a quadrotti bianchi e rossi, come nelle migliori scampagnate, l’uno alimentato da sentimenti quasi vendicativi per la fatica nel mantenere sempre alto l’onore ed il rispetto per il suo ruolo di capoufficio, l’altro dal desiderio di vincere i suoi sensi di inferiorità. E gli odori di campagna richiamano alla memoria altri profumi, quelli della giovinezza quando, bambini, si correva nei prati dietro al pallone o alle gonne delle ragazze aspettando che quel febbraio conduca piano all’estate. Fino a che la poesia dell’istante e dell’attesa, con un semplice pungo sul naso o lo scontro con la porta a vetri, riporta a percepire il quotidiano nella sua ripetitività di odori, abitudini, desideri di evasione... Una stagione INattesa, esordio narrativo di Raffaele Turturro, è una raccolta di sedici racconti che hanno tutti come filo conduttore il tempo. Un tempo fatto dell’avvicendarsi delle stagioni, dell’evolversi dei pensieri, delle metamorfosi della vita. L’autore, attraverso una scrittura misurata ed essenziale, sembra giocare con i suoi lettori. Il messaggio dei brevi racconti non appare mai immediato; c’è quasi la segreta intenzione di invitare ciascuno ad una ricerca di ciò che sta dentro e fuori di sé, grattando la prima dura corteccia, per arrivare a scoprire l’essenza delle cose. Per fare emergere i colori di quell’arcobaleno, luce della coscienza, che come un delicato tessuto aspettano di essere spostati con la mente e il cuore. Sono tematiche importanti quelle che l’autore, con piena consapevolezza e un pizzico di coraggio, affronta nei suoi racconti. “Quando un uomo può essere considerato libero? E quando può giudicarsi libero?” si chiede e ci chiede Turturro in uno dei primi racconti. Un quesito che sembra avere una sottile corrispondenza, come una legge del contrappasso, nel racconto Diversità in cui si snocciolano grani di una preghiera perché ciò non sia più a esistere, i semi del razzismo e dell’apartheid. Violenza morale e psicologica che portano all’alienazione, fino alla morte. Una morte sperata e agognata, una ‘dolce morte’, invocata quando invece la malattia cancella ogni traccia di vitalità e di dignità dal corpo, dalla mente e dall’animo, tanto sofferte da non trovare ragione neppure in “Una stagione di fede assoluta”. E l’autore, insieme al lettore, resta IN attesa che quei luoghi imprecisati del tempo e dello spazio (poche le connotazione che caratterizzano il reale trascorrere dei minuti) a malapena immaginati e in cui i racconti prendono vita, quelle situazioni paradossali della vita - tuttavia mai così ironiche da strappare un sorriso - o la ricerca di un senso, altrimenti tutta questa vita sarebbe una grande beffa, diventino INattesa risposta di un finale e di una scoperta a sorpresa. [francesca morelli]
Sabato 5 aprile, alle ore 18.00, Raffaele Turturro presenta "Una stagione INattesa" ai suoi lettori romani.
La cornice è la libreria-caffetteria "Tra le righe", giovane e appassionato luogo di incontro di musica e libri, ubicata a due passi dall'università Luiss, in via Gorizia. Sul sito della libreria sono disponibili dettagli e informazioni su come raggiungerla e numerose foto. (www.libreriatralerighe.it).
L'incontro per la casa editrice è moderato da Rosanna Orri. Insieme all'autore interverrà Daniela Marro che ha curato la prefazione al volume.
Il 18 aprile l'autore presenterà il libro alla Biblioteca comunale di Frosinone. L'incontro è curato dalla società "Dante Alighieri". Insieme a Raffaele Turturro presenzierà Daniela Marro.
Qui è possibile consultare il calendario degli eventi organizzato dalla società "Dante Alighieri" alla Biblioteca comunale di Frosinone.
Qui potrete leggere un articolo uscito sul quotidiano "Il Tempo" relativo alla presentazione di "Una stagione Inattesa" avvenuta lo scorso gennaio al caffè letterario Satyricon di Frosinone.
Il 27 marzo, alle ore 17.30, alla libreria Feltrinelli di piazza Galvani a Bologna
Valentina Francolino parla con Yuri Rambelli, responsabile campagne Legambiente Emilia Romagna e Nadia Caselli, delegato provinciale Lipu Bologna. A moderare l'incontro per la casa editrice sarà Rosanna Orri.
Si parlerà di ambiente, di inquinamento, di sviluppo sostenibile. Il pubblico potrà intervenire con domande all'autrice e ai relatori.
Leggi qui la brochure degli eventi di marzo nelle librerie Feltrinelli di Bologna
Il pubblico ministero aveva chiesto l'ergastolo, la giuria presieduta dal giudice Parmiggiani ha inflitto loro 24 e 21 anni di carcere per omicidio premeditato, ma con alcune attenuanti.
Le due donne, Fatiha Hamidate, 37 anni, e Maria Bessara, 36 anni, residenti a Modena, la prima in carcere, la seconda latitante, erano accusate di aver ucciso l'11 febbraio 2006 Abdelmounaim Tamri, marocchino di 32 anni.
Nel servizio del Tg3 Regionale dell'Emilia Romagna il racconto della vicenda e l'intervista ad Antonio Dercenno, Presidente dell'Associazione Fiori di Strada.
Nuovi contributi narrativi del progetto "Qui tutto va a puttane!" Sono stati aggiunti 1 racconto e 2 denunce di donne sfruttate rilasciate ai carabinieri grazie all'intervento di "Fiori di Strada".
Barbara X, nostra autrice per l'antologia di racconti "Qui tutto va a puttane!", è stata intervistata da Raffaella Calandra per Radio 24 nell'ambito della rubrica "Storiacce".
Vi segnaliamo lo speciale che Tg3 - Primo Piano ha dedicato a Fiori di strada. Un'occasione per conoscere il lavoro di questa associazione. Il servizio è andato in onda la sera di giovedi 8 novembre 2007. In streaming è possibile vedere il video con le interviste ai volontari dell'unità mobile, e ad ex prostituite tornate ad una vita comune grazie a Fiori di Strada.
Poche settimane e "Il ventre della Terra", opera prima di Valentina Francolino, sarà in vendita. A breve metteremo a disposizione gratuitamente, come di consueto, un estratto del volume. Informiamo che con questa pubblicazione inizia una nostra usanza, ovvero quella di inserire immediatamente dietro la copertina, in prima pagina, un'immagine provocatoria legata ai temi sociali e culturali che ci stanno più a cuore e su cui tutti dovremmoaprire gli occhi! Il tema di questa immagine, in relazione all'argomento di cui tratta la storia del libro, è naturalmente gli effetti devastanti e terribili provocati dallo stravolgimento ambientale di cui ci stiamo macchiando.
Anche per questa pubblicazione daremo avvio all'iniziativa "50 libri per 50 critiche" come per la pubblicazione precedente di Raffaele Turturro. Non si accettano prenotazioni. Le richieste del volume omaggio potranno essere effettuate solo dopo che ne sarà data comunicazione sul nostro sito. Anticipiamo che i richiedenti che hanno già ricevuto "Una stagione INattesa" non godranno dell'omaggio pieno, bensì di uno sconto qualora volessero richiedere il volume di Francolino. Questo, ovviamente, per evitare che gli stessi lettori ricevano un nuovo libro perchè è nostro interesse che sempre nuovi lettori possano usufruire della libera circolazione dei nostri volumi, di conseguenza ricevere critiche o commenti su ciò che facciamo sempre diversi in un bacino sempre più ampio. Le nuove regole della seconda edizione di "50 libri per 50 critiche" comunque saranno esplicitate con maggiore dettaglio quando il libro sarà disponibile.
Nel frattempo visitate il nostro sito o servitevi del link diretto nella sezione "I nostri libri" su questo blog, in basso a destra, per leggere la scheda e la biografia dell'autrice.
Il portale letterario "Opera Narrativa" da qualche tempo porta avanti l'iniziativa "Parlano gli editori", chiacchierate con le piccole realtà editoriali del nostro Paese. Ha voluto darci voce e ringraziamo.