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Una irregolare che non ce la fa proprio ad arrendersi
di Barbara X

“Ma è la società che è impostata in modo tale da vanificare le velleità di chiunque,” proferì ancora la mia amica. “E’ la società che obbliga il singolo a comportarsi in un certo modo, a gettare la spugna anzitempo, a camminare in fila per due, in altre parole ad adeguarsi al rigido volere d’abitudine. Anch’io sono finita nella rete e non ho potuto farci niente, perché - diciamolo - ho scoperto che mi andava bene così: il lavoro, lo stipendio, la casa, il marito, le figlie, qualche piccola grana da borghesucola di tanto in tanto e l’indifferenza, l’indifferenza alla vera vita del cuore. Vedi, io mi sono adagiata all’interno della mia bolla di sapone per molti anni, ma adesso che sono in pensione e nella società occupo una posizione neutra, ho capito perché voi siete sempre più stanchi e, alle volte, ribelli e arrabbiati. E ho anche capito che per me dipingere quadri equivaleva a evadere dalla bolla di sapone, dalla prigione, che negli anni è comunque riuscita lentamente a corrompermi, a svigorirmi, a soffocare i miei aneliti di gioventù. Affrontare e combattere la realtà fuggendo le catene del sistema: non è quello che anche tu cerchi di fare scrivendo?”
Be’, certo, la cosa poteva anche essere vista in questa maniera, i suoi ragionamenti non facevano una grinza. I ritmi e le esigenze supreme delle forze che governano il mondo non hanno mai tollerato evasioni o ribellioni di sorta, tutto qui. Il sistema ti dice: “Se vuoi l’evasione e qualche pensiero innocuo, vai in una libreria del centro, dove troverai i testi che io voglio che tu legga, oppure guarda la televisione, guarda i programmi che io voglio vengano trasmessi, - e guai a te se ti metti a rompere i coglioni.”
Siamo tutti schiavi, e lo saremo sempre di più. Il modello di essere umano forgiato da questa società è ormai il mentalmente inesistente. Annullate le coscienze, si punterà a spegnere il cervello e poi ancora il cuore, fino a che tutti quanti verremo pilotati dal governo sotterraneo del pianeta a mezzo di un telecomando, come tanti automi. Ma quelle e quelli come me verranno eliminati molto prima che ciò avvenga. Questo perché diciamo “No” a certe luride menzogne, e vogliamo saltellare in mezzo alla strada, giocare, cadere, rialzarci, fare rumore, protestare, ridere, vivere e avere quel che non ci è stato mai permesso di toccare, ossia la vera libertà!
“Cavoli vostri.” Quanta cattiveria c’è in queste due parole con le quali è solito risponderci il sistema? Tanta, troppa. In esse v’è tutta l’atroce indifferenza di questo mondo disumano. Bisogna solo prenderne atto e agire di conseguenza, evitando schiamazzi e azioni che potrebbero rivelarsi deleterie. Più tardi, quando tutto sarà pronto, si vedrà.
Intanto ci si convinca che la vita quotidiana e la massa sono due elementi che tendono a generalizzare, banalizzare e volgarizzare tutti i moti autentici dell’animo, tutte le passioni, e anche i messaggi di chi ha o ha avuto a disposizione un pulpito per potersi esprimere liberamente: è questa la regola numero uno, e sembra proprio non esserci alcuna via di scampo.
Allora agli irregolari come me non rimane altro che constatare l’orrida normalità e l’angoscioso nulla dell’apparato sociale, i quali, ovviamente, si rifiutano di colorare e sconvolgere positivamente l’esistenza dell’essere umano, in special modo dell’individuo che decide di concedere spazio alle proprie velleità creative per non morire dentro.
Ma a che serve gridare se nessuno è disposto ad ascoltarti?
A niente. E, al tempo stesso, a tutto.
E’ dalla nascita dell’uomo, ovverosia dell’essere più immondo del pianeta, che l’arte va avanti in questa maniera, cioè con una sorta di forza d’inerzia; e la sua inutilità, la sua ambigua inesistenza e le sue palesi contraddizioni, peraltro già evidenziate in passato da moltissimi grandi artisti, contribuiscono a renderla sempre più affascinante, conferendole i connotati di un paradiso artificiale. Dunque non c’è da stupirsi se, nel suo grembo materno, c’è ancora chi, come la sottoscritta, non ce la fa proprio ad arrendersi…