Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea
Oscar Wilde
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\\ FuggiCalipso! Trattati ed estratti di attivismo letterario
Poi, quando furono sazi di cibo e bevanda, tra essi cominciò a parlare Calipso, chiara tra le dee: "Divino figlio di Laerte, Odisseo pieno di astuzie, e così vuoi ora andartene a casa, subito, nella terra dei padri? e tu sii felice, comunque. Ma se tu nella mente sapessi quante pene ti è destino patire prima di giungere in patria, qui resteresti con me a custodire questa dimora, e saresti immortale, benchè voglioso di vedere tua moglie, che tu ogni giorno desideri. Eppure mi vanto di non essere inferiore a lei per aspetto o figura, perchè non è giusto che le mortali gareggino con le immortali per aspetto e beltà." Rispondendo le disse l'astuto Odisseo: "Dea possente, non ti adirare per questo con me: lo so bene anch'io, che la saggia Penelope a vederla è inferiore a te per beltà e statura: lei infatti è mortale, e tu immortale e senza vecchiaia. Ma anche così desidero e voglio ogni giorno giungere a casa e vedere il dì del ritorno. E se un dio mi fa naufragare sul mare scuro come vino, saprò sopportare, perchè ho un animo paziente nel petto: sventure ne ho tante patite e tante sofferte tra le onde e in guerrra: sia con esse anche questa." Disse così, il sole calò e sopraggiunse la tenebra: ed essi, andati nella cava spelonca, goderono l'amore giacendosi insieme.
Marco Moretti, direttore di Radio Città Futura (RM) intervista Nicola Viceconti, autore di Cumparsita nella trasmissione "Le strade di Roma". 8 luglio 2010.
Gentile dott. Cruciani, non dirò nulla di nuovo e non andrò ad aggiungere alcunché di originale a quanto si dice generalmente sull’informazione nel nostro paese, tuttavia una cosa ce l’ho proprio qui sul groppo ed è necessario che me ne liberi per non soffocare o morire di crepacuore, poi proprio prima delle ferie che anelo da più di un anno. Sapevamo sin dall’inizio alla Gingko che sarebbe stato difficile che il libro pubblicato di recente “L’ombra del Duomo”, che tratta dell’attentato a Silvio Berlusconi ad opera di Tartaglia, non avrebbe avuto di certo riscontri positivi sui media italiani. Era immaginabile. Gli articoli su Libero, Destra News, quello dell’onorevole Francesco Storace erano già ovvi e ‘insiti’ direi ancor prima che il libro uscisse. Ciononostante, in merito alla sua intervista su Radio 24, nell’ambito della trasmissione “La Zanzara”(30 giugno 2010), a uno dei nostri autori Matteo Pontes, viene davvero una grande amarezza, un senso di fastidio, e un profondo disgusto. A prescindere dalle tesi, dall’oggetto stesso dell’intervista, dai destinatari etc - si fosse parlato di cavoli o zucchine, dell’uomo sulla Luna o dei Neanderthal, ciò che contava a mio modo di vedere era che si aveva (lei aveva) l’occasione di approfondire un qualcosa e ascoltare un parere diverso, di sentire un’altra voce, un’opinione, e quindi di discorrere con qualcuno, confrontarsi, magari anche polemizzare per l’amore della verità, e invece tutto questo è stato sprecato e mandato al macero semplicemente per una energia di supponenza incontrollata, e una superficialità che di certo non le guadagnerà il Pulitzer perché, credo, la guida da sempre. Per una sottomissione, aggiungerei, all’aggressività che è quella di coloro che forse ne hanno preso troppe e adesso anticipano le probabili percosse, anche se spesso non arrivano. Deve sapere, caro Cruciani, che il mondo non è fatto solo di bestie che sbranano, ma anche di gente pacifica, idealista, sincera, che parla, cresce, si confronta, si informa. Aggressività non sempre significa vincere, e non sempre significa rigore, esattezza, e soprattutto nel giornalismo è l’esatto contrario antidoto alla professione di conoscenza. Un giornalista dovrebbe per suo dna essere paziente e avere una sola dote: la capacità di ascolto. Saper ascoltare, non parlare, non dare sulla voce, avere pazienza e sentire ciò che la gente ha da dire. Giornalismo è ascolto, è tenere le orecchie ben aperte, perché se si ascolta bene si può capire. Chi non ascolta, chi da’ troppo fiato e parla sempre lui è un povero stolto che esce di casa la mattina con un’idea e racconterà sempre quella senza crescere di un briciolo. La sua intervista, d’altro canto, ancora una volta, attesta il nostro provincialismo, il nostro pressapochismo, la nostra superficialità, il nostro bisogno di avere un padrone, di sentirci parte di un gruppo. Ha dato l’immagine di ciò che siamo in realtà: gente che ha bisogno di una parrocchia, di una fazione, di una parte. Nel suo caso, forse mi sbaglio (ma è anche questa un’opinione!), io la reputo una persona abbastanza libera, ma purtroppo anche lei non sfugge a un padrone ancor più tirannico: il se stessi, il proprio ego, i preconcetti. Questo padrone è ancora più nocivo nel giornalismo che un editore tiranno. Mi permetta di dirle che informazione significa spalmare su una tavolozza bianca colori, sfumature, tonalità e, sulla base della commistione tra queste, andare poi ad offrire la tavolozza al pubblico che dipingerà da sé il dipinto. Non significa avere la tavolozza già bella e pronta e andarla a spiaccicare su una tela peraltro già abbozzata. Il fatto è che lei nemmeno se ne accorge, perché sin dall’inizio, sin da quando ha iniziato a fare il giornalista ha fatto esattamente quello che facevano e hanno sempre fatto tutti gli altri. Non ha avuto esempi differenti, non ha potuto vedere altro e adesso cosa fa? Quello che fanno tutti. Se tu nasci in una famiglia dove tuo padre picchia tua madre, molto, molto probabilmente picchierai la tua fidanzata etc etc, non è così? Dunque, l’informazione in Italia, che adesso anche lei rappresenta, è troppo interessata, troppo politica , troppo poco sincera o troppo… Caro Cruciani non ha neppure letto il libro, glielo abbiamo mandato noi ma non in tempo per l’intervista. Ha sbagliato persino il titolo del libro (non “All’ombra del Duomo”, ma “L’ombra del Duomo”). Lo ha definito “uno strano libretto”, ma non sarebbe stato meglio leggerlo lo strano libretto? Non sarebbe stato meglio essere veramente, sinceramente curiosi e poi parlarne, chiedere, informarsi, capire. Capire perché due giovani, due italiani, due bravi ragazzi decidono un giorno di scrivere e di sostenere una tesi. Crede davvero che due ventenni abbiano potuto scrivere un libro del genere perché asserviti a un qualche interesse? Conosce lei il candore, l’idealismo, la voglia di cambiare le cose? Non sempre tutto è marcio, tutto di parte. Esiste anche la giovinezza, l’entusiasmo! Conosce lei l’entusiasmo? Non è stato anche lei rivoluzionario negli anni della sua giovinezza? Non ha bruciato anche lei di passione ai suoi tempi? Per qualcosa in cui credeva? In ogni caso, non è suo compito e prerogativa sostenere che una tesi sia vera o falsa, una qualsiasi tesi, capisce? Lei deve raccontare, fornire al pubblico gli strumenti per giudicare, non giudicare. La gente giudica da sé, non ha bisogno di veicoli. In Italia invece si ha la presunzione di voler giudicare per gli altri. I giornalisti sono tutti predicatori o arringatori delle folle. Un giornalista racconta, non giudica, mai. Se è al tavolo con gli amici giudica, ma se espleta la sua funzione, che è sempre pubblica, Cruciani, sempre pubblica anche quando è dichiaratamente di parte, si limita a registrare i fatti. Lei ha registrato i fatti o ha giudicato? Se ha giudicato non è un giornalista ma un arringatore o un predicatore. Be', quale preferisce? Lei ha letto i fatti che vengono esposti nel libro? E’ stato curioso di leggerli?Dato che non l’ha fatto, si è mostrato un esempio lampante di tutto ciò che giornalismo non dovrebbe essere. Se bisogna intervistare qualcuno, bisogna avere la compiacenza di starlo a sentire, la compiacenza di essere onestamente curioso di ciò che vorrebbe sostenere. E’ la data di nascita e l’età dell’intervistato cosa contano? Forse bisognava chiedere anche il codice fiscale, se era gay e se intende sposarsi in chiesa o in municipio? Che razza di domande sono. Lei crede davvero in ciò che ha scritto, ha chiesto al nostro autore. Potrei ribatterle: ma lei crede di aver fatto un servizio al suo pubblico nell’aver svolto un’intervista del genere? Crede di essersi arricchito, di esser cresciuto, di aver appreso qualcosa di nuovo? Crede di aver ascoltato? Francamente penso di no. Ha solo parlato. Si è riempieto le orecchie di se stesso. Crede che la gente, il suo pubblico abbia voluto sentire lei, o avrebbe avuto desiderio di conoscere quello che aveva da dire l’intervistato? Crede che il suo pubblico sia stato informato adeguatamente?
Mi permetta un ultimo appunto: Lei parla di “operazione del libro”. Vorrei dirle con grande chiarezza che con i libri non si fanno operazioni. Almeno noi non ne facciamo. Come editore, personalmente, e noi alla Gingko, forse a differenza di qualcun altro, non abbiamo nessun padrone, siamo liberi come l’aria, non abbiamo bisogno di ingrassare le nostre casse perché siamo già squattrinati e ne siamo fieri e i soldi non sono la nostra primaria preoccupazione. Siamo ricchi di ideali, capisce! Facciamo libri per amore dei libri e quando ne pubblichiamo uno è perché ci crediamo, non perché dobbiamo crederci o ci dicono di crederci. Sopra di noi non c’è nessuno a cui dar conto e ogni cosa che facciamo la facciamo con sincera convinzione. Quindi, se posso concludere questa piccola modesta lezione di giornalismo, le dico: cerchi d’ora in avanti di essere più curioso. Se vuole fare bene il giornalista, ascolti! Si informi e legga tutto, non solo quello che ritiene interessante. Cultura significa esser sempre aperti e sempre pronti a smentirsi. Curiosi significa crescere, cambiare, migliorare e forse diventare saggi. Ci pare che queste doti, almeno per il momento, non le appartengano. Ascolti Cruciani, ascolti, o cambi mestiere e si dia alla politica. Ecco: i politici parlano e non ascoltano. Ma un uomo dovrebbe ascoltare più che parlare.
L’Editore
Alessandro Pugliese
Codice fiscale: pgllsn77b16c349t
ETA’: 33
Non sposato. Ma se lo farò, mi sposerò in municipio.
Preferenze sessuali: eterosessuale.
(questo in modo che abbia una completezza di informazioni)
Al link seguente, potrete ascoltare l'intervista di Giuseppe Cruciani al nostro autore Matteo Pontes (L'ombra del Duomo). Trasmissione "La Zanzara", 30 giugno 2010.
La presenza, negli ultimi giorni, degli articoli sul quotidiano “Libero” e sul blog dell’On. Storace riguardo il nostro libro “L’Ombra del Duomo”, presentano purtroppo una totale mancanza di quel senso critico base di una solida democrazia. Non dando peso alle parole di stima e di lode che ci hanno dedicato, quali “complottisti, folli e drogati”, è invece la totale mancanza di coerenza e della verità che ci stupisce. L’articolo di Libero afferma, infatti, di essere stato inserito tra i media compiacenti all’attentato. Innanzitutto, da parte nostra, non è mai stato affermato un coinvolgimento preventivo dei giornali sull’attentato ed inoltre sul nostro “strano volumetto” (come definito nell’articolo) si cita semplicemente un editoriale del vicedirettore Carioti ed in particolare una sua frase dove affermava che la domenica successiva ci sarebbero stati i fuochi d’artificio. Però l’assurdo viene a palesarsi sul blog dell’On. Storace che ci ha dedicato un articolo dal titolo “La chiamano cultura”. Ebbene, oltre ad aver dato degli imbecilli a coloro che non escludono l’ipotesi di un falso attentato, inglobando in questa categoria anche Gioacchino Genchi, Sonia Alfano ed altri, ha cercato, lui, di darci una lezione di cultura. On. Storace se dovessimo plasmare la nostra idea di cultura alla sua, ciò implicherebbe il dover cominciare una rissa in consiglio regionale ed essere processati per il Laziogate. Purtroppo, preferiamo rimanere gli “imbecilli che gridano al complotto” con la consapevolezza di aver scritto un libro che, volente o dolente, sembra catturare la curiosità di diverse persone. Naturalmente tutti “imbecilli” è chiaro.
CUMPARSITA di Nicola Viceconti verrà presentato in anteprima in tre tappe estive:
Venerdì 9 luglio 2010, in occasione della manifestazione “Tango vacanza Palinuro” .
Il 17 agosto 2010 alle ore 21.00 nell'ambito della programmazione estiva del comune di Acerenza (PZ).
Il 18 agosto 2010 alle ore 21.00 nel comune di Viggiano(PZ).
L'evento a Viggiano vedrà la partecipazione di Ana Karina Rossi e musicisti e ballerini di Tango Argentino. Per approfondire le biografie degli artisti, clicca qui
Da un articolo comparso il 25 giugno sul quotidiano LIBERO, (clicca sulla prima pagina, in basso),a firma di Francesco Borgonovo, responsabile Cultura, sul libro di Matteo Pontes e Andrea Sora si apre un coro di critiche da: l'on. Francesco Storace (clicca qui). Destra news(clicca qui). Il Fazioso (clicca qui).
Per amor di verità ci permettiamo di replicare al dott. Borgonovo che non è anormale e non deve stupirsi che un piccolo editore compaia in una grande libreria del centro (Feltrinelli, Milano) e ad esso venga data visibilità e spazio. Dovrebbe essere così - e per fortuna spesso lo è - in un paese democratico come il nostro. Anche perché l'Italia è ancora un paese democratico. Non si tratta di piccoli e grandi editori. I libri camminano con le proprie gambe. Se i libri sono interessanti e la gente li legge e apprezza... in ogni caso nessun accordo recondito o misterioso tra la Gingko e la Feltrinelli.
Il poliziesco visto dall'interno - una recensioni comparsa sull'Adige del libro di Sergio Paoli (Al termine del servizio redigere dettagliata relazione)
Pubblichiamo la lettera di dimissioni inviata dalla giornalista televisiva Maria Luisa Busi (TG1) al direttore Augusto Minzolini e ai vertici Rai.
AL Dott. Augusto MINZOLINIAl CDRp.c. Dott. Paolo GARIMBERTIp.c. Prof. Mauro MASIp.c. Dott. Luciano FLUSSI
Caro direttore,ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali.
Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.
Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza RAI Sergio Zavoli: “la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura, ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell’ascolto tradizionale”.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola.Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte. Dov’è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avantiperché negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo? E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord-est che si tolgono la vita perché falliti? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il Tg1 l’ha eliminata.
Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti de l’Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica.
Un’ultima annotazione più personale.
Ho fatto dell’onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) Respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c’è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2)Respingo l’accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua letteradopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”,con le miedichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: “il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche”.Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita “tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senzacronaca, editorialista senza editoriali” e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: Rispetto.Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno. Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.
Ci fu davvero un attentato contro il Presidente del Consiglio il 13 dicembre a Milano? L’aggressione a Silvio Berlusconi ad opera di Tartaglia, è reale? Si tratta di un attentato autentico alla vita del premier, oppure è una messinscena, gravissima, architettata per precisi scopi politici?
Cosa deve essere camminare in completa solitudine per tanti giorni? Cosa deve essere farlo lassù, nel Grande Nord, dove tutto è immutato dalla notte dei tempi, dove non esistono strade, alberghi, elettricità, funivie; dove le poche persone che incontri percorrono la terra con grande rispetto, e i loro occhi raccontano le stesse cose che raccontano i tuoi.
Oltre il Circolo Polare Artico, il viaggio in solitaria di una donna
Presso la Feltrinelli | Libri e Musica di Piazza CLN 251, Torino, nell'ambito degli appuntamenti del ciclo A qualcuno piace libro, in programmazione dal 16 al 22 Aprile, organizzati in collaborazione con Torino GLBT Film Festival
Angela Siciliano presenta il suo Quando l'amore non basta
Sergio Paoli presenta il suo libro lunedì 15 marzo alle ore 18.00, presso la Biblioteca provinciale italiana “Claudia Augusta”, in via Mendola n° 5, a Bolzano. La partecipazione è aperta a tutti. L'ingresso è libero.
Per informazioni: tel. 0471.264444 – fax: 0471266021. Per contattare direttamente l'autore: cell 331.3712517, per email scrivere a: javert113@tiscali.it
La presentazione sarà curata da Sandra Mattei, giornalista. L'autore risponderà alle domande del pubblico. Si ringrazia la preziosa collaborazione della libreria Libri & Libri di Corso della Libertà a Bolzano, (tel. 0471.286362, email:libri.farano@tin.it)
Cosa deve essere camminare in completa solitudine per tanti giorni? Cosa deve essere farlo lassù, nel Grande Nord, dove tutto è immutato dalla notte dei tempi; lassù dove non esistono strade, alberghi, elettricità, funivie; dove le poche persone che incontri percorrono la terra con grande rispetto, e nei loro occhi leggi le stesse cose che dicono i tuoi. È per trovare una risposta a questi interrogativi che a fine giugno del 2008 Mirna Fornasier, bellunese, appassionata di trekking e montagna, conoscitrice dei percorsi della Scandinavia, parte alla volta dell’ultima vera wilderness d’Europa, la Lapponia svedese. In solitaria, attraverso i paesaggi mozzafiato e la natura estrema del Padjelanta National Park, oltre il Circolo Polare Artico, la sua avventura è raccontata in un libro inedito, corredato da numerose foto di viaggio, che pubblicheremo prossimamente. Nel silenzio dell'Aquila. Ne diamo un'anticipazione nel video seguente.
Grazie a un accordo con LIBRO CO. ITALIA, a partire dal mese di marzo 2010, la nostra distribuzione e promozione in libreria si espande inglobando le regioni Toscana e Umbria.
Libro Co. Italia Via Borromeo, 48 San Casciano in Val di Pesa (FI) www.libroco.it Tel 0558228461 Fax 0558228462
Saggio di filosofia culinaria, breviario di buona tavola, raccolta di ricette, inno all’amore per la vita vegetale, animale, umana, grido di ritorno alla semplice essenzialità dei processi biologici, ma anche monito alla parsimonia e alla sobrietà alimentare, critica sociale e romanzo esistenziale, questo piccolo libro di difficile catalogazione è un fiume di gioia,tranquillità, profumi, emozioni. L’orto, le ricette, i frutti e la verdura, la vita semplice di campagna, la fanciullezza e la comprensione per le persone, l’attaccamento alle piccole cose, l’orgoglio del vedersi sbocciare la natura fra le mani, il prendersi il giusto tempo per prestare cure alla propria vita, Il mio orto e quello del vicino è un concentrato di lucida armonia, un’insolita voce che per il suo genuino anacronismo difficilmente si reputerà trascurabile.
Siccome i consumi seguono la logica del palato contraffatto, della tendenza e della praticità, la maggior parte delle persone, senza preoccuparsene, continua a comprare pomodori e zucchine in dicembre, cerca i pisellini in ottobre e vorrebbe la zucca in aprile! Il fatto è che, ormai, non c’è più tempo per rimanersene sdraiati tra il verde profumo dell’erba. Appropriarsi dei doni che la natura ci mette a disposizione è, fra tutti, il passaggio che richiede più tempo e pazienza, ed è stimolante in quanto è uno degli ultimi passi che si muovono per arrivare alla gioia dei sensi. Per quel che mi riguarda, al di fuori del mio orto, non ne ho mai desiderati altri.
Alcune foto della presentazione del libro Preoccupati dei vivi di Andrea Moretti. L'incontro con i lettori si è tenuto alla libreria Ligabue di Correggio, Reggio Emilia. I due reader, Paolo Sola ed Elisa Paterlini, hanno letto e recitato stralci del libro. L'autore siede a sinistra nelle foto. Sulla destra, Mauro Veneroni, Coordinatore Camera del Lavoro di Correggio. Le foto sono state scattate da Elena Gazza.
La Gazzetta di Reggio Emilia ha pubblicato un articolo su Preoccupati dei vivi di Andrea Moretti, in occasione della presentazione del 24 gennaio 2010 tenuta a Correggio (RE). Leggi qui.
Fuga dal monsone di Marco Biaz su Tifeo web. Leggi quila recensione.
Il mestiere dell'umanità di Chiara Bottone è stato segnalato da Dentro Salerno.it. Leggi qui.
Informiamo i nostri lettori che per tutto il mese di gennaio 2010, sul nostro Shop on line, a un prezzo superscontato, sarà possibile acquistare diversi libri. Vi aspettiamo. E buona lettura! Shop Gingko.
Nel mese di ottobre inaugureremo una nuova collana, Cuori ruggenti. In essa verranno pubblicati i classici (e i nostri classici), di ogni epoca e paese, capolavori incrollabili che hanno influenzato il loro tempo e il tempo a venire seducendo e illuminando intere generazioni.
Con questa collana ci prefiggiamo di mettere a disposizione dei lettori grandi e imperdibili opere a un piccolo prezzo, piccolissimo! Tutti i volumi di Cuori ruggenti costeranno infatti soli 5 euro, o, nei casi particolari, se non dovesse bastare, ancora meno di cinque euro in modo da venderli al pubblico come i più economici in assoluto tra tutte le edizioni in commercio.
Inizieremo con Disobbedienza Civile di Thoreau e poi andremo a trovare il grande Tolstoj con la sua indimenticabile Confessione. (Per vedere le schede dei libri cliccate sul pdf dell'articolo precedente). Poi andremo nel grande Nord con Jack London e il suo Zanna bianca e poi Conrad e Whitmann e Pirandello, e Flaubert, Nietzsche, Baudelaire....quelli che ci verranno in mente, ne abbiamo così tanti che siamo incerti su quali scegliere. Di seguito le due copertine dei primi libri.
Vi siete mai chiesti chi è davvero un poliziotto, cosa fa, come si svolgono le sue giornate dentro e fuori una Questura? Dove vanno le volanti di giorno e di notte e con chi devono vedersela per rendere sicure le nostre strade? Quanto sacrificio e passione c'è nello svolgimento di questo mestiere da parte di un uomo o di una donna che lo scelgono ? E perché un giovane uomo o una giovane donna si immergono in una professione così poco remunerata e altamente a rischio? I poliziotti hanno sempre fatto parte del nostro paesaggio urbano, ma chi sono? Quali storie raccontano e dove si incontrano, quale il gergo con cui comunicano? Molti romanzi mettono in scena poliziotti e ispettori, commissari e detective. Anche in questo libro il protagonista è un tutore della legge, ma si tratta di un poliziotto vero che racconta storie vissute realmente. Gran parte dei poliziotti, dei commissari, degli ispettori ritratti sulla carta stampata indaga per acciuffare un qualche colpevole di misfatti. In questo libro non vi sono misfatti, e non vi sono colpevoli. Vi è una città autentica con le sue strade e i suoi parchi, i suoi problemi e i suoi luoghi pericolosi. C'è la vita ordinaria di un agente della volante, gli interventi a volte seri a volte bizzarri nei quali la gente lo coinvolge. Dunque, chi sono davvero questi uomini in divisa, come interpretano il loro lavoro, cosa fanno e con chi devono vedersela? Al termine del servizio... di Sergio Paoli vi servirà anche per scoprire appassionatamente tutto questo. Conoscerete un po' meglio quegli uomini e quelle donne che quotidianamente vegliano sulla vostra sicurezza.
Una recensione sulla nostra antologia Qui tutto va a puttane! sul numero di settembre di LEGGERE: TUTTI (http://www.leggeretutti.it/ita/) potete leggerla cliccando sulla miniatura dell'articolo.
Chiara Bottone, autrice del nostro ultimo libro “Il mestieredell’umanità”, in uscita in questi giorni, non ce l’ha fatta, è morta. La notizia ci ha spezzato il cuore. Aveva lottato con ogni forza per meritarsi di vivere, si era aggrappata con le unghie alla luce del sole e combattuto la sua solitudine e la medicina ossessivamente ingrata contro di lei, indossato corazze di volontà e di lucida impertinenza in barba al dolore e al destino avverso che pareva, finalmente, averla lasciata in pace dopo essersi piegato alla sua energica costanza, sembrava essersi guadagnata la sua altissima rinascita e averla spuntata usando la voce grossa nei confronti dell'IMPLACABILE che la reclamava nel suo regno di buio e di nulla e, invece, proprio alla fine, suo malgrado, contro ogni sua illusione e speranza, Chiara ha dovuto smettere le armi e lasciare il passo.
A informarmi della sua scomparsa è stata sua sorella Maddalena per sms, dato che non ho risposto sistematicamente al telefono nell’ultimo mese. Durante questo periodo Chiara ha tentato più volte di mettersi in contatto pur se non ero nelle condizioni di risponderle. Con la mia famiglia, su un'isola della Grecia, il mio il cellulare di cui lei aveva il numero giaceva immoto e abbandonato sulla scrivania di casa. Mi pare, adesso, l’essermene separato, una delle azioni più vergognose della mia vita, per la quale provare un profondo rimorso e un’irrimediabile senso di colpa. Ci eravamo lasciati appena a fine luglio con la promessa che le avrei telefonato non appena il suo libro fosse stato pronto, e le avrei mandato le prime copie, ma non ho mantenuto la promessa. Avrei dovuto a ogni costo. Il libro mi è stato consegnato alla fine dell’ultima settimana di luglio ma ho rimandato l’invio delle copie non perché pure vi fossero dei visibili difetti tipografici nei tre quarti della tiratura (un terzo delle copie risultava comunque intatto) ma per l’ottusa e stolta convinzione che ad AGOSTO ci sarebbero dovute essere per me solo LE FERIE, nessun pensiero, nessuna preoccupazione, nessun impegno dopo un lungo e piovoso inverno trascorso in ufficio; e perché LE FERIE e lo staccare dal lavoro avrebbero dovuto essere un mio sacrosanto diritto che nessuno avrebbe mai dovuto intaccare, nemmeno un autore con un altrettanto sacrosanto diritto di sapere come andavano i lavori al suo libro. E così ho sospeso ogni mia attività. Non me lo perdonerò mai. Avrei dovuto telefonarle prima della partenza ed impegnarmi a spedire i libri. Aveva lavorato sodo, poveretta. Nonostante le sue critiche condizioni, nel corso di tutto l’inverno aveva continuato a lavorare al suo libro con serietà e impegno (vedeva da un occhio solo, era immobilizzata in carrozzella). Aveva corretto più volte le bozze. Era orgogliosa della sua storia, di pubblicare un libro. Tante chiacchiere abbiamo fatto, tante promesse le ho decantate. Abbiamo tessuto infiniti progetti e sognato ad occhi aperti. Desiderava che la gente potesse conoscere la sua storia, e che altri, nella sua stessa condizione, apprendessero la sua lezione e con essa potessero riuscire ad andare più dritti e più fieri incontro al proprio destino. Se le avessi spedito i libri, prima di morire Chiara avrebbe avuto la gioia di vedere realizzata in un progetto concreto la sua fatica, lei che, a causa di non so nemmeno cosa, forse il fato, la sfortuna, era stata costretta ad interromperne tanti di progetti. Avrebbe visto il suo libro, sarebbe stata di certo orgogliosa. Avrei potuto regalarle un’ultima gioia e non l’ho fatto per imperizia, anch’io, con la stessa imperizia di tutti quei medici che le avevano rovinato la vita!
Mi chiedo se Chiara si sia mantenuta in vita proprio per portare a termine questo nostro progetto comune e che, compiuto esso, la morte l’abbia richiamata come le aveva promesso; mi chiedo se la sua forza si fosse posta proprio il libro come ultimo obiettivo, con l’assicurazione che una volta pubblicato le si sarebbe spenta tra le mani, e mi chiedo che razza di destino abbia avuto… a trentasei anni immessa, senza che l’avesse chiesto, in un tunnel di sofferenze atroci eppure tutte combattute e superate con audacia e un coraggio quasi sovraumano… per poi alla fine non poter godere neppure di una di queste vittorie, non avere il privilegio di godersi in santa pace il residuo di esistenza che aveva sottratto alla morte e che si era voluta riserbare per sé. Aveva un mucchio di progetti, si era trasferita da poco, di nuovo, nella sua città natale, Salerno, e aveva in mente di iniziare con un'agenzia matrimoniale, per poi magari prendere la patente!... e mi diceva sempre tante cose... Non ho avuto il tempo di conoscerla a fondo. All’uscita del suo libro avevamo previsto di organizzare una serie di presentazioni. Ci teneva a farne una a Salerno, e mi aveva promesso che, nonostante le grandi difficoltà, sarebbe salita anche al “Nord” per apparire in pubblico. L’ho conosciuta pochissimo eppure mi ha lasciato, come nessun altro autore finora ha fatto, e nessun’altra persona conosciuta, un lascito enorme e un insegnamento importante, che è quello della forza e della volontà di vita, del non lamentarsi per futili preoccupazioni, che un essere umano può tutto, può opporsi a tutto, e che niente è davvero così terribile così come appare... Ho un debito enorme nei tuoi riguardi Chiara. Spero che molti uomini e donne leggano la tua storia e ti conoscano e che tu possa parlare loro di amore e di speranza come mi hai insegnato. La nostra piccola squadra ti ricorda con sincero apprezzamento.
Chiunque (naturalmente) dovrebbe leggere Flaubert; perlomeno Madame Bovary e Salambò. Sono due lezioni letterarie diversissime eppure convergenti. Traiettorie che corrono parallele, apparentemente, che davanti ad un occhio attento convergono in un sol punto alla fine del viaggio. ...
Cliccando qui, una recensione apparsa su Le rimesse relativa a "Preoccupati dei vivi" di Andrea Moretti.
Cliccando sulla foto, una vecchia intervista del maggio 2008 rilasciata da Barbara X ospite del programma di Raiuno, UnoMattina. Barbara è una delle autrici della nostra antologia "Qui tutto va a puttane!".
Da luglio i nostri libri saranno promossi in nuove regioni che si aggiungono ad Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, e Calabria.
Per le regioni PIEMONTE, VALLE D'AOSTA, LIGURIA da:
BOOK SERVICE Via Bardonecchia n° 174/D 10141 Torino Tel. 011-7724391 Fax. 011-7724495 E-mail: info@bookservice.it
Per le regioni LOMBARDIA, CANTON TICINO da:
DISTRIBOOK Via M.F. Quintiliano n° 20 20138 Milano Tel. 02-58012329 Fax. 02-58012339 E-mail: distribook@gmail.com
Da oggi è attivo il nostro nuovo e-store Shop Gingko. La piattaforma è open source derivata da Open Cart. Con questa nuova soluzione avremo la possibilità di gestire gli ordini con riservatezza e maggiore sicurezza, applicare sconti, preparare pacchetti-offerta, tagliare i costi di spedizione e offrire altri numerosi vantaggi a chi sceglierà un nostro libro.
Una irregolare che non ce la fa proprio ad arrendersi
di Barbara X
“Ma è la società che è impostata in modo tale da vanificare le velleità di chiunque,” proferì ancora la mia amica. “E’ la società che obbliga il singolo a comportarsi in un certo modo, a gettare la spugna anzitempo, a camminare in fila per due, in altre parole ad adeguarsi al rigido volere d’abitudine....
La storia sconvolgente di una famiglia tenuta in ostaggio per dieci anni dagli errori medici e dall’ottusità del sistema sanitario italiano
25 fotografie
Prefazione di Emilio Ammaturo
Introduzione e postfazione dell'autrice
Una perizia medico-legale
Una nota dell'Editore
« Un giorno un chirurgo mi disse: "Sono un chirurgo, io taglio, non curo le malattie". »
« C’è un limite alle sofferenze che un essere vivente può sostenere? Fino a quando un cuore può sopportare gli spasmi di dolore che fanno sussultare e trattenere il fiato, facendo contrarre lo stomaco e alterando il battito, prima di scoppiare come un palloncino strizzato? Fino a che punto il cervello può sopportare la continua sofferenza prima di staccare la spina e decidere che non ce la fa più? Ci sono voluti ben nove anni, undici interventi chirurgici, sette primari (tutti grandi professori) e un numero imprecisato di medici e, alla fine di questa guerra, che io non mi sono mai sognata di dichiarare, sono rimasti sul campo una MIA gamba, il MIO occhio sinistro, parte del MIO occhio destro, la MIA mano sinistra, le dita del MIO piede destro, il MIO sistema cardiaco e in pratica la mia vita. Ho più cicatrici della moglie di un lanciatore di coltelli alcolizzato! »
Una testimonianza autentica, un atto d’accusa alla malasanità italiana, l’odissea di una donna che a trentasei anni entra in ospedale per una banale varicella e ne esce profondamente deturpata.
Pubblichiamo un estratto del libro di Andrea Moretti, "Preoccupati dei vivi". Si tratta in particolare della prefazione che l'ex partigiano Agostino "Cesare" Nasi Comandante del Distaccamento “Aldo” 1^ Battaglione della 77^ Brigata SAP ha scritto per l'autore.
Antonio Dercenno, presidente dell'associazione Onlus "Fiori di strada".
Bose Aweiwe, ex prostituta e vittima di tratta, salvata dall'associazione.
Rosanna Orri, per la casa editrice.
Probabilmente è la prima volta in assoluto che una ex prostituta decida di comparire in pubblico nel corso di una presentazione letteraria, raccontare la propria storia, incontrare il pubblico e rispondere alle domande di chi è interessato a conoscere il fenomeno della tratta a scopi prostituzionali.
L'ingresso è libero.
Tutti gli autori dell'antologia potranno intervenire.
Per un ragazzo reggiano che ha avuto nonni nati tra il 1909 e il 1925, le storie di lotta partigiana sono nel DNA, legate ai racconti dei vecchi nelle sere d’estate, prima di dormire. Tedeschi e partigiani sono stati i primi soggetti che hanno fondato le basi del mio immaginario narrativo, così come i film di Leone, o le gare rocambolesche in macchina di Gilles Villeneuve. Mia nonna Anna, che nel 1945 era incinta di mio padre, abitava vicino ad un Comando tedesco. Quante volte mi ha raccontato delle notti in cui le venivano in casa i giovani soldati tedeschi per bere un bicchiere di vino, ritrovando la dimensione di una casa almeno per qualche ora, mentre a pochi passi, nel fienile, stavano nascosti i partigiani. ...
Titolo: Preoccupati dei vivi. Collana: Bianca Genere: Romanzo. ISBN: 978-88-95288-07-9 Pagg: 144. Prezzo: euro 11.50
Il romanzo ricostruisce, sulla base di testimonianze e di documenti storici consultati dall'autore, un cruento eccidio partigiano ad opera dei fascisti, avvenuto durante la primavera del 1945, pochi giorni prima della Liberazione, nei pressi di Rolo, in provincia di Reggio Emilia. Non si tratta solo di una storia di partigiani. E' il confronto tra la generazione cresciuta sotto il ventennio fascista e quella di trent'anni dopo, insanguinata e fanatica della contestazione e dell'apogeo delle Brigate Rosse.
CON UNA PREFAZIONE DI AGOSTINO "CESARE" NASI"
POSTFAZIONE DELL'AUTORE
Alle prime luci dell’alba del 15 aprile 1945 un gruppo di sette partigiani in un piccolo comune della bassa reggiana viene accerchiato e messo al muro da una squadraccia di camicie nere. Si parla di errore strategico, ingenuità tattica, di una sentinella che ha ceduto al sonno, di una spiata e, peggio ancora, di un tradimento all’interno della stessa brigata partigiana. Dopo 30 anni un sopravvissuto all’eccidio torna al paese per percorrere i vecchi sentieri partigiani e svolgere un’indagine, ma gli viene intimato di lasciar perdere. Ben presto la ricerca di indizi e risposte si trasforma in un febbrile susseguirsi di ricordi che corrono paralleli ad una analisi ben più spinosa e profonda del sé, nella cornice di una Italia che esce malconcia da una vera e propria guerra civile, nella quale vincitori e vinti si confondono su una strada del progresso che sembra già decisa e che pur presenta zone d’ombra minacciose. Omero aveva 20 anni nel 1945 e imbracciava un fucile. Nel 1975 cosa fanno i ventenni? C’è chi lavora in fabbrica, chi studia, chi grida nelle piazze e c’è ancora chi imbraccia fucili e spara, rivendicando radici proprio nei gesti e nelle azioni dei leggendari combattenti partigiani. Ma queste due generazioni hanno qualcosa in comune? Padri e figli riescono a comunicare? Che Italia hanno consegnato i primi?
NOTA SUL PREFATTORE
Agostino Nasi, nome di battaglia “Cesare”, nato a Rolo (RE) nel 1925, ha svolto attività partigiana dal giugno del 1944 alla Liberazione, operando nel basso reggiano, nelle valli del carpigiano e del mantovano. Studente alla facoltà di Giurisprudenza di Modena, negli anni della lotta di Liberazione si è impegnato attivamente per la causa partigiana divenendo da subito, nonostante la giovane età, Comandante del Distaccamento “Aldo” 1^ Battaglione della 77^ Brigata SAP, per il grande carisma e la forza smisurata. Ha partecipato, con ruolo decisivo, alle battaglie di Fabbrico e Gonzaga. Ha asportato dalla polveriera di Luzzara per ben quattro volte munizioni e mine. Ha sorpreso e messo in fuga una pattuglia tedesca sulla piazza di Rolo e, pur ferito, ha salvato il compagno Lodi (Caino), ferito gravemente. Ha minato e fatto saltare due ponti sulla Parmiggiana-Moglia e Ponte Alto a Modena, fatto prigionieri molti tedeschi, preso parte a vari combattimenti, azioni di disarmo e al recupero di materiale bellico aviolanciato. Oggi vive nella sua casa di Rolo, godendosi la pensione. Sono in tanti i ricercatori, gli storici o semplicemente vecchi e nuovi amici che ogni settimana lo vanno a trovare, tra i suoi libri e suoi quadri e le tante foto che ricordano chi è stato e che parte ha avuto nella lotta.
IN ARRIVO APRILE 2009
IO CAMMINO NEL BUIO
DI LICIA PRAISI
Titolo: Io cammino nel buio. Collana: Bianca Genere: Autobiografia. ISBN: 978-88-95288-08-6 Pagg: 136. Prezzo: euro 11.50
UNA STORIA VERA SULLA DEPRESSIONE
PREFAZIONE DELL'AUTRICE
Licia ha 53 anni, vive sola in una casa dell’Ente Case di Ferrara dove ancora è ammalata e lotta ogni giorno per sopravvivere. Dopo aver cominciato a scrivere la sua storia come terapia, sotto consiglio della sua dottoressa, si è ritrovata a pensare che la sua testimonianza sarebbe stata una fonte di riflessione e un forte spunto di conoscenza. Perché i depressi non sono dei matti, come molti dicono, sono persone che vogliono essere semplicemente aiutate. Lei, che di queste persone ne ha conosciute tante, troppe, sa che molte, troppe, non vengono aiutate. In questo libro Licia racconta la sua infanzia infelice in collegio, senza una vera famiglia e senza un padre, la sua giovinezza trascorsa alla perenne ricerca di un qualcosa che le desse una esistenza serena, mentre si impelagava in diversi guai, poi il matrimonio, che sembrava perfetto, e l’attesa spasmodica di un figlio che non arrivava e che a un certo punto smise di ricercare, infine, per cause infinite, il sopraggiungere della depressione in forma grave, di cui ancora oggi si sa ben poco, e sulla quale c’è scarsa informazione. Nel frattempo Licia ha tentato due volte il suicidio, ha debellato un tumore al seno, ha lasciato suo marito e con una forza straordinaria sta cercando di riappropriarsi della sua vita. Con la voglia di scaricare dalle spalle tutto il peso che si porta da anni, dopo tante sofferenze e delusioni, dopo interminabili momenti angosciosi e distruttivi, tante sofferenze arrecate ai suoi cari, e a se stessa, dopo venticinque sedute di radioterapia e con la sua pastiglia al giorno che deve prendere per cinque anni, i controlli che vanno seguiti con regolarità, è qua e questa è la sua vita.
Proprio la settimana scorsa un caro amico mi ha detto: “Però voi trans una piccola fortuna ce l’avete: il Vaticano, non considerandovi minimamente, non vi rompe le scatole. Lo fa con i gay, con le lesbiche, con quelli stufi di soffrire che chiedono la morte, ecc. Ma a voi…” A noi trans la bordata di disprezzo e considerazione al contrario è arrivata oggi: oggi il pontefice ci ha detto chiaro e tondo che chi determina il sesso è solo Dio, e che nessun essere umano è autorizzato a cambiare il proprio, andando contro le leggi divine. Le parole, di solito, hanno un peso relativo; ma quando vengono pronunciate dal capo della chiesa, fanno sempre sobbalzare sulla seggiola; spesso i benpensanti le prendono per oro colato e divengono una piccola grande verità destinata a radicarsi nella coscienza obnubilata della massa. Da domani (già sono preparata) il fruttivendolo, la lavandaia, i vicini di casa mi saluteranno come sempre, sicuro, ma nel loro sguardo baluginerà anche qualcos’altro, le tracce d’un pensiero ereditato da questo 22 dicembre: “Però non ci ha mica torto il papa, non è giusto che
la Barbara
si è scelta il sesso da sé, è solo Dio che decide: ‘A te la passerina, a lui il pimpinello’”. E così, decenni di studi psicologici e di aiuti medici potrebbero rischiare di essere vanificati dalle parole d’un personaggio che ha l’abitudine di ficcare sempre il naso in affari che proprio non lo riguardano. E qui cade proprio a fagiolo una frase d’un mio scritto abbastanza recente: “Chi manovra i fili dei burattini che popolano la massa, ha capito che coloro ai quali si rivolge non hanno più difese, cioè capacità di giudizio e discernimento, perciò seguita a colpirne le menti con devastanti precetti che essi seguono passivamente. E’ da qui che hanno origine la violenza, il razzismo, l’esclusione.” Ma sarebbe anche giusto chiedersi: perché questi devastanti precetti? A quale scopo qualcuno tutti i santi giorni se ne esce con certe parole? Forse per salvaguardare la pacificazione forzata e vuota di coloro che lo sostengono senza sapere quel che fanno? Sì, può darsi. Ma sento che c’è dell’altro, qualcosa di demoniaco. Come per esempio la volontà di speculare sul dolore altrui, la volontà di accentuare e perpetuare la sofferenza di chi già sta patendo le pene dell’inferno in questo mondo. La vita delle persone transgender non è tra le più facili, tutt’altro; allora mi chiedo: per quale sorta di perfido disegno bisogna andare a peggiorare ancora di più le condizioni di vita delle persone come noi? Questo è il regno del demonio: ecco la risposta. Il mio Victor Hugo, riferendosi a un rospo torturato da una banda di monelli perché da questi considerato troppo brutto, ebbe a scrivere: “Quale oscuro atto! Aggiungere l’orrore alla difformità!” E’ un termine ambiguo quel “difformità”, sia per il rospo che per l’argomento di cui sto trattando; ma sta comunque a significare una presunta condizione di svantaggio rispetto agli altri esseri coi quali ci si deve confrontare e dai quali si viene giudicati. Ma tale condizione di svantaggio, in una società normale, civile e veramente democratica, dovrebbe generare un sentimento di comprensione, di bontà, non già di disprezzo. Quel disprezzo al quale ormai ci hanno tristemente abituati moltissimi di coloro che parlano d’amore verso il prossimo, mentre magari, a pochi passi dalla croce, un loro collega sta insegnando a un bimbo come slacciarsi i calzoncini…
Ieri, 2 dicembre, alla conferenza stampa di apertura dell'edizione 2008 del Motor show, è comparso con sorpresa del pubblico e della dirigenza il nostro autore. Ha fatto sentire le sue ragioni.
Apriremo il 2009 con due pubblicazioni. "Preoccupati dei vivi" di Andrea Moretti e "Io cammino nel buio" di Licia Praisi. Il primo è un romanzo che ricostruisce, sulla base di testimonianze e di documenti storici consultati dall'autore, un cruento eccidio partigiano ad opera dei nazisti, durante la primavera del 1945, pochi giorni prima della liberazione. Ma non si tratta solo di una storia di partigiani. E' un confronto tra la generazione cresciuta sotto il ventennio fascista e quella di trent'anni dopo, quella insanguinata e fanatica della contestazione e dell'apogeo delle Brigate Rosse. Il secondo romanzo è una storia vera, una testimonianza sulla depressione. L'autrice, con pseudonimo, confessa le umiliazioni e gli stati emotivi di una malattia di cui nonostante tutto, ancora oggi, si conosce molto poco.
Un’antologia di racconti sulla prostituzione nel nostro paese, le autentiche denunce delle giovani prostitute straniere ai loro sfruttatori rilasciate agli organi di polizia, due illuminanti saggi sul fenomeno della prostituzione straniera in Italia, la schiavitù e la moderna tratta degli esseri umani.
Le cifre dell’industria della prostituzione sono da capogiro, i profitti colossali. Con 60 miliardi di euro annui il mercato del sesso è secondo soltanto al traffico di droga. La prostituzione da tratta produce da sola un giro di affari di 7 miliardi di euro. È una tra le peggiori forme di violazione dei diritti fondamentali della persona. Si stima che il numero delle prostitute nel mondo sia di 40 milioni. Mezzo milione di nuove donne ogni anno è immesso nei paesi dell’Europa occidentale. Il 75% di loro ha meno di 25 anni e una percentuale indeterminata è minorenne. Negli anni Novanta, nel solo Sud-Est asiatico la tratta ha fatto un numero di vittime pari a tre volte quello dell’intera storia della tratta degli schiavi africani, che nell’arco di 400 anni ha contato 12 milioni di vittime.
Perché vi sono tante prostitute per strada e nelle case, perché le città si popolano di donne che sono costrette a darsi al primo venuto? Chi sono quegli uomini che fermano l'auto? Che cosa dicono, cosa vogliono, come lo chiedono, perché lo fanno? Chi sono le donne che si vendono, quanto guadagnano?
Che cos’è davvero il sesso a pagamento?
Il volume nasce da un progetto di beneficenza. I proventi delle vendite saranno interamente devoluti all’associazione onlus bolognese FIORI DI STRADA (www.fioridistrada.it).
Valentina Francolino Gingko 2007 Venerdì 22 aprile 2181 Mira esce dalla facoltà universitaria di Archeologia della flora e della fauna di Londra per recarsi a casa. Come tutti gli abitanti del pianeta indossa capi d’abbigliamento anti-Uv e si cosparge la pelle di creme-barriera. Da trent’anni, infatti, le condizioni di vita sulla terra sono state completamente sconvolte, a causa del totale deterioramento dello strato di ozono che la proteggeva....
Penso che nell’ambito di una presentazione letteraria, la prima parola spetti a chi in questo testo ha creduto fortemente, l’ha letto e riletto più volte,ne ha curato ogni minimo particolare fino a darne ampia diffusione pubblicando pagine che fino a poco tempo fa erano del tutto private. E pertanto mi sembra giusto iniziare spiegando quali motivi ci hanno spinto nella scelta e perché abbiamo deciso di investire in questo testo tra tanti.
Chi non ha mai pensato di prendere le poche cose che servono, infilarle in un zaino e sbattere la porta per andare in stazione o in aeroporto e fuggire per sempre? Andarsene dall’altra parte del mondo, nell’angolo più sperduto e romantico, nel proprio ideale Eldorado, e rinnovarsi liberandosi dell’ozio e delle vecchie noiose abitudini quotidiane. Diventare un avventuriero, un viaggiatore (ma non un turista), imbarcarsi su qualche nave diretta al Polo, essere intenzionati a vivere una nuova avventura, semplicemente andarsene e ricercare un’oasi prediletta di semplicità, di naturalità, di semplicità, lontana dagli obblighi, dalle fatiche di ogni giorno.
In tutte le età, con motivazioni diverse, sicuramente tanti di noi almeno una volta hanno fatto un pensierino su una prospettiva simile. Il giovane come l’adulto, la donna come l’uomo, qualunque professione, qualunque ruolo, qualunque situazione economica... dire basta, zaino in spalla e via, verso l’adrenalina. Viaggiare per fugare il vecchio se stesso, mettersi alla prova, sfidare noi stessi, vedere se ce facciamo, se siamo in grado di liberarci dalla comodità, ritornare all’essere uomini, allo stato puro e semplice.
Valentina Francolino presenterà Il ventre della Terra presso laLibreria delle donne, via Pietro Calvi 29, Milano. Introduce la dott.ssa Antonella Nappi, docente universataria presso il Dipartimento Studi sociali e politici dell'università degli Studi di Milano.
IL 10 11 12 OTTOBRE DECINE DI PICCOLI E MEDI EDITORI SI RIUNISCONO A PISA.
ANCHE NOI SAREMO PRESENTI, PRESSO LO STAND B090.
FATE UN BAGNO DI LIBRI...
VENITECI A TROVARE
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11 ottobre 2008, ore 14.00, sala Rossa. Presentazione Fuga dal monsone. La panacea del viaggio?
Un racconto sui viaggiatori occidentali. Il loro anelito libertario, la chimera di lasciarsi tutto alle spalle, boicottare la vita ordinaria, la sfida di mettere sotto assedio le vecchie abitudini, la noia, la propria corruzione come risorsa umana.
Intervengono Marco Biaz (autore), Rosa Giovanna Orri (Gingko)
12 ottobre 2008, ora 17.00, Sala Verde Presentazione Quando l'amore non basta.
La storia di due donne innamorate e degli ostacoli che alla fine hanno impedito il loro amore lesbico è la rappresentazione, tutto sommato universale, delle etichette e delle classificazioni che, esagerando spesso, sono chiamate valori e sani principi ma, al fondo, si rivelano stereotipi che impediscono la crescita naturale dell'individuo e il corso spontaneo di un sentimento, un talento e una visione politica.
Parteciperà alla presentazione l'autrice che attualmente vive in Danimarca. Relaziona per la casa editrice Rosa Giovanna Orri.
Scritto con punte di lirismo toccante e con precisione affilata negli affondi “ideologici” sulla tematica delle relazioni tra donne, questo è un romanzo su un amore mancato e sul rimpianto inammissibile, sulle interferenze esterne che a volte annullano gli istinti e i bisogni naturali e sull’importanza di chiedere scusa – anche se tardivamente – a chi ha pagato il prezzo delle nostre rinunce pareggiando i conti con il proprio coraggio. Dalla prefazione di Grazia Verasani (autrice di Quo vadis, baby?)
Chi ha inventato il Motor Show di Bologna? Come nacque l'idea e come fu portata al successo tanto da divenire un fenomeno di costume? Come si giunse all'idea vincente di un Salone automobilistico per tutti i gusti, che concentrasse esposizione ed esibizioni al cardiopalma, la tradizionale mostra allo spettacolo stupefacente, che prevedesse la partecipazione di campioni del motorismo italiano e internazionale e che diventasse punto di incontro tra produttori e il mondo dei GP di Formula Uno e di Moto GP?
Concorso letterario/ Progetto di pseudo scrittura collettiva/Antologia di racconti
Gingko edizioni in collaborazione con Fiori di Strada
Ci sarà bene un perchè vi sono tante prostitute per strada e nelle case, e se le città si popolano di donne o uomini che amano darsi o sono costrette a darsi al primo venuto. Chi sono quegli uomini e quelle donne che fermano l'auto, o entrano per fantomatiche sedute di massaggi, che cosa dicono, cosa vogliono, come lo chiedono, perchè lo fanno? E chi sono le donne e gli uomini che si vendono, quanto guadagnano, sono dei gaudenti o dei moderni schiavi, esibizionisti o malati, che cos'è davvero il sesso a pagamento?
Scrittori raccontano il vivere oggi in Italia
Perchè l'astrazione letteraria è utile per la mente, ma se un libro può dare una mano anche al corpo diventa uno strumento insostituibile!
[Il progetto ha scopi letterari e di beneficenza ed è totalmente gratuito. E' rivolto a tutti gli scrittori italiani e stranieri di ogni età.]
Segnaliamo un servizio del Tg3 Regionale Emilia Romagna che racconta l'ennesimo contributo dell'associazione onlus bolognese a favore della lotta contro lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di esseri umani.
Negli ultimi anni ci siamo abituati, in molte cittá italiane ed europee, a vedere le parate gay almeno una volta l'anno. E a prescindere dalle reazioni emotive degli altri cittadini, che a volte sono di allegria a volte di fastidio, bene o male ormai si svolgono pacificamente, con la musica a tutto volume, qualche striscione a grandi lettere, costumi e danze. Almeno cosí accade a Copenaghen (anche se pochi anni fa durante la sfilata in un quartiere - che una volta era operaio e ora è a maggioranza immigrati - un gruppo di ragazzini di origine diversa da quella etnica lanció una serie di pietre contro i carri, ferendo i ballerini. Le pietre furono lanciate insieme a ingiurie volgari e denigranti). ...
In ultima analisi, la ragione effettiva per cui a una maggioranza è concesso di governare, e per lungo tratto, mentre originariamente il potere è nelle mani del popolo, non sta nel fatto che la maggioranza sia nel giusto più verosimilmente della minoranza; neppure perché si reputi corretto che la minoranza ceda; il fatto è che la maggioranza è fisicamente più forte. Ma un governo in cui la maggioranza decida su tutto non può essere fondato sulla giustizia, nemmeno sulla giustizia relativa al discernimento umano. […]...
"Da giovane, mi dicono, ero testardo, egoista, a tratti spericolato e lunatico. […] Trascorrevo gran parte del tempo a fantasticare o intraprendere scalate di remote montagne dell’Alaska e del Canada, pinnacoli oscuri, ripidi e spaventosi, di cui nessuno al mondo, eccetto uno sparuto gruppo di fanatici alpinisti, aveva mai sentito parlare. In realtà, da tutto ciò qualcosa di buono uscì. Infatti, concentrando lo sguardo su una vetta dopo l’altra, ebbi modo di non disorientarmi nella fitta nebbia postadolescenziale. L’alpinismo era diventato importante per me.[…]
Raffaele Turturro Gingko 2007 Il desiderio di libertà, di respirare il sapore e l’aria di mare, spinge un gruppo di ragazzi a trascorrere una giornata sulle spiagge in un tratto di acqua salata quasi tagliato fuori dal mondo, dimenticato anche nel periodo d’estate. La ricerca di un bar, un locale ove riprendere il contatto con la realtà, proietta uno dei giovani in uno strano processo il cui oggetto di interesse è la condanna e non la salvezza del condannato, ritrovandosi - suo malgrado - a difendere un amico per avere compiuto un reato di poco conto, che ha un ché di illogico per il comune senso della giustizia, ma dal finale a sorpresa. È la stessa sorpresa che si avverte vedendo un paracadute riempire con i suoi fili - da governare verso chissà quale destino - ed i variopinti colori riempire un bar dell’isola di Los. Un locale strano, come il suo vecchio proprietario greco che, di norma sorridente e silenzioso, si apre invece ad un avventore al racconto di un sogno (simbolico) dalle tinte dell’arcobaleno che avvolgono il mondo e verso cui tutti si lasciano cadere. E dal sogno alla vita reale. La contrattazione al mercato per l’acquisto di un paio di scarpe tra un venditore, categorico nelle sue posizioni, e un cliente insistente, tanto forte e consapevole del fatto suo, da turbare l’equilibrio psichico ed emotivo del commerciante. E poi in questo mondo fatto di classi, l’usciere e il capoufficio, si ritrovano a condividere domeniche in campagna su di un tavolo imbandito di prelibatezze casalinghe rallegrato da una tovaglia a quadrotti bianchi e rossi, come nelle migliori scampagnate, l’uno alimentato da sentimenti quasi vendicativi per la fatica nel mantenere sempre alto l’onore ed il rispetto per il suo ruolo di capoufficio, l’altro dal desiderio di vincere i suoi sensi di inferiorità. E gli odori di campagna richiamano alla memoria altri profumi, quelli della giovinezza quando, bambini, si correva nei prati dietro al pallone o alle gonne delle ragazze aspettando che quel febbraio conduca piano all’estate. Fino a che la poesia dell’istante e dell’attesa, con un semplice pungo sul naso o lo scontro con la porta a vetri, riporta a percepire il quotidiano nella sua ripetitività di odori, abitudini, desideri di evasione... Una stagione INattesa, esordio narrativo di Raffaele Turturro, è una raccolta di sedici racconti che hanno tutti come filo conduttore il tempo. Un tempo fatto dell’avvicendarsi delle stagioni, dell’evolversi dei pensieri, delle metamorfosi della vita. L’autore, attraverso una scrittura misurata ed essenziale, sembra giocare con i suoi lettori. Il messaggio dei brevi racconti non appare mai immediato; c’è quasi la segreta intenzione di invitare ciascuno ad una ricerca di ciò che sta dentro e fuori di sé, grattando la prima dura corteccia, per arrivare a scoprire l’essenza delle cose. Per fare emergere i colori di quell’arcobaleno, luce della coscienza, che come un delicato tessuto aspettano di essere spostati con la mente e il cuore. Sono tematiche importanti quelle che l’autore, con piena consapevolezza e un pizzico di coraggio, affronta nei suoi racconti. “Quando un uomo può essere considerato libero? E quando può giudicarsi libero?” si chiede e ci chiede Turturro in uno dei primi racconti. Un quesito che sembra avere una sottile corrispondenza, come una legge del contrappasso, nel racconto Diversità in cui si snocciolano grani di una preghiera perché ciò non sia più a esistere, i semi del razzismo e dell’apartheid. Violenza morale e psicologica che portano all’alienazione, fino alla morte. Una morte sperata e agognata, una ‘dolce morte’, invocata quando invece la malattia cancella ogni traccia di vitalità e di dignità dal corpo, dalla mente e dall’animo, tanto sofferte da non trovare ragione neppure in “Una stagione di fede assoluta”. E l’autore, insieme al lettore, resta IN attesa che quei luoghi imprecisati del tempo e dello spazio (poche le connotazione che caratterizzano il reale trascorrere dei minuti) a malapena immaginati e in cui i racconti prendono vita, quelle situazioni paradossali della vita - tuttavia mai così ironiche da strappare un sorriso - o la ricerca di un senso, altrimenti tutta questa vita sarebbe una grande beffa, diventino INattesa risposta di un finale e di una scoperta a sorpresa. [francesca morelli]
Marshall McLuhan usava questa frase (il medium è il messaggio) per intendere l’enorme influenza che possiedono i media nella società moderna, la quale è così enorme da renderli veri costruttori della realtà. ...
Riportiamo il discorso che l'autrice de "Il ventre della Terra" ha tenuto in occasione della presentazione del suo libro a Bologna il 27 marzo 2008
Visto che oggi l’argomento è l’ambiente, o meglio i problemi legati all’ambiente, e soprattutto riguardo a come questi possano riflettersi sull’uomo, prima di parlare del libro vorrei dedicare due parole invece a come la natura possa influire positivamente sulla nostra vita....
Sabato 5 aprile, alle ore 18.00, Raffaele Turturro presenta "Una stagione INattesa" ai suoi lettori romani.
La cornice è la libreria-caffetteria "Tra le righe", giovane e appassionato luogo di incontro di musica e libri, ubicata a due passi dall'università Luiss, in via Gorizia. Sul sito della libreria sono disponibili dettagli e informazioni su come raggiungerla e numerose foto. (www.libreriatralerighe.it).
L'incontro per la casa editrice è moderato da Rosanna Orri. Insieme all'autore interverrà Daniela Marro che ha curato la prefazione al volume.
Il 18 aprile l'autore presenterà il libro alla Biblioteca comunale di Frosinone. L'incontro è curato dalla società "Dante Alighieri". Insieme a Raffaele Turturro presenzierà Daniela Marro.
Qui è possibile consultare il calendario degli eventi organizzato dalla società "Dante Alighieri" alla Biblioteca comunale di Frosinone.
Qui potrete leggere un articolo uscito sul quotidiano "Il Tempo" relativo alla presentazione di "Una stagione Inattesa" avvenuta lo scorso gennaio al caffè letterario Satyricon di Frosinone.
Un solo carico di lavatrice, richiede circa 80 litri d’acqua. Una doccia di media durata, diciamo ‘normale’, non di ammollo, richiede una quantità d’acqua più o meno simile, mentre per un bagno in vasca si consumano fra i 120 e i 160 litri.
Questa quantità d’acqua corrisponde a quella disponibile giornalmente per 16 abitanti del Madagascar. ...
Il 27 marzo, alle ore 17.30, alla libreria Feltrinelli di piazza Galvani a Bologna
Valentina Francolino parla con Yuri Rambelli, responsabile campagne Legambiente Emilia Romagna e Nadia Caselli, delegato provinciale Lipu Bologna. A moderare l'incontro per la casa editrice sarà Rosanna Orri.
Si parlerà di ambiente, di inquinamento, di sviluppo sostenibile. Il pubblico potrà intervenire con domande all'autrice e ai relatori.
Leggi qui la brochure degli eventi di marzo nelle librerie Feltrinelli di Bologna
Il pubblico ministero aveva chiesto l'ergastolo, la giuria presieduta dal giudice Parmiggiani ha inflitto loro 24 e 21 anni di carcere per omicidio premeditato, ma con alcune attenuanti.
Le due donne, Fatiha Hamidate, 37 anni, e Maria Bessara, 36 anni, residenti a Modena, la prima in carcere, la seconda latitante, erano accusate di aver ucciso l'11 febbraio 2006 Abdelmounaim Tamri, marocchino di 32 anni.
Nel servizio del Tg3 Regionale dell'Emilia Romagna il racconto della vicenda e l'intervista ad Antonio Dercenno, Presidente dell'Associazione Fiori di Strada.
Nuovi contributi narrativi del progetto "Qui tutto va a puttane!" Sono stati aggiunti 1 racconto e 2 denunce di donne sfruttate rilasciate ai carabinieri grazie all'intervento di "Fiori di Strada".
Barbara X, nostra autrice per l'antologia di racconti "Qui tutto va a puttane!", è stata intervistata da Raffaella Calandra per Radio 24 nell'ambito della rubrica "Storiacce".
Vi segnaliamo lo speciale che Tg3 - Primo Piano ha dedicato a Fiori di strada. Un'occasione per conoscere il lavoro di questa associazione. Il servizio è andato in onda la sera di giovedi 8 novembre 2007. In streaming è possibile vedere il video con le interviste ai volontari dell'unità mobile, e ad ex prostituite tornate ad una vita comune grazie a Fiori di Strada.
Gertrude Stein fu la pioniera letteraria di un secolo. Sherwood Anderson, Hemingway, Dos Passos, Richard Wright, Faulkner, poi fino a Steinback e Kerouac e ancora tutta la letteratura americana successiva, studiarono la sua lezione, plasmarono e formarono la propria prosa tenendola come sicuro punto di riferimento, anche rinnegandola eppur tenendola presente.
"C’era una sola stanza in quella grotta dalle pareti annerite dal fumo, in cui un uomo piuttosto basso avrebbe potuto stare in piedi. Qua e là erano stati abbandonati indumenti intrisi di grasso di foca completamente neri. Pesavano in modo incredibile e, mentre passavamo in esame quel luogo tetro che aveva fatto da casa a sei dei nostri uomini migliori, provammo strane sensazioni. Nessun prigioniero rinchiuso in una cella ha mai vissuto in condizioni simili. ”.
Che cosa prova un uomo in carcere? In una cella d’isolamento? In un campo di prigionia? Ci sono molti libri che raccontano di storie di uomini e di donne costrette in condizioni di isolamento e di privazione che rasentano il limite della sopportazione umana. “L’inferno di ghiaccio” uscito per “Il Saggiatore” nel 2003, nella bella e rigorosa traduzione che ne fa Anna Maria Cossiga, racconta l’incredibile epopea di sei uomini facenti parte di una esplorazione in Antartide costretti a vivere un intero anno all’interno di un igloo. ...
Da una frase del vecchio Goethe, Giacomko Tozzi regala un racconto pungente sulla quotidianità e la routine che spesso cozzano con ambizioni e sogni. Il tutto nell'alveo della vita di coppia!
Il mondo non ha padroni, non appartiene a nessuno. Il mondo è libero, perchè libera è la terra, e libera è l'aria che non ha confini. Nessuno può accampare diritti o pretese su lembi di terreno. L'Europa, la Francia, la Germania, l'Italia non hanno padroni, nè tutori. L'Italia non appartiene agli italiani; la Francia non appartiene ai francesi. L'Italia non ci appartiene, l'Italia è libera, non ha confini, l'Italia è di tutti, così come di tutti è il mondo che è libero e di ciascuno. Nessuno può cacciare nessuno da qualunque luogo, ciascuno ha diritto di andare e restare ovunque gli aggrada, chiunque sia, da dovunque arrivi, chiunque sia, chiunque sia, chiunque sia!
Un documentario choc sulla sanità U.S.A.. Donne e uomini buttati per strada come sacchi d'immondizia con punti di sutura non ancora chiusi da parte di direzioni ospedaliere che non avrebbero visto onorate le loro parcelle; bambine di otto anni rifiutate pur se in fin di vita e lasciate morire da compagnie assicurative...
Uno scorcio dell'America di oggi che tutti conoscevamo ma che attraverso le immagini agghiaccia. Una visione che ci fa capire come la realtà è quasi sempre diversa da come ce la raccontano, e che l'unica cosa certa che faremmo meglio a tenere in conto è di non credere a niente: politici, associazioni, governo, assicurazioni!
Meglio di dieci libri di presunti reportage giornalistici. Mentre, guardando i nostri vicini, restiamo in speranzosa attesa che anche un Moore nostrano si innalzi da qualche parte e abbia coraggio di segnare a dito i colpevoli dei tanti malfunzionamenti di casa nostra (con le freccine indicanti i quattrini che incassa per non adempiere al proprio dovere).
Riportiamo l'articolo che Valentina Francolino ci ha inviato per la rubrica "Ne ha detto l'autrice"
Quando iniziai a scrivere il libro lo feci di getto, in modo istintivo, quasi a voler tirar fuori di me le sensazioni che provavo per dargli un nome, una forma. Quello che sentivo, ad ogni modo, era di difficile comprensione. Incominciavo a entrare nell’età adulta e quello che si prospettava di fronte a me era un mondo in forte cambiamento. Iniziavo per la prima volta ad interessarmi a problemi di grossa portata, tra cui ovviamente quello ambientale, ma anche a quelli più modesti, come il trovarmi un lavoro o il confrontarmi con persone molto diverse da me. Iniziavo ad aprirmi al mondo, ad essere meno superficiale, ad avere a cuore anche situazioni che non mi riguardavano direttamente, e questo è un cambiamento che ho voluto che anche Mira, la protagonista del libro, facesse.
Il suo lungo viaggio, costellato da avvenimenti e personaggi sicuramente non “ordinari” è forse in realtà nulla in confronto al vero, e più incredibile viaggio che compie dentro di sè, che la trasforma, la rende migliore, più consapevole e attenta a ciò che la circonda. Questo ovviamente con tutta la paura e l’ansia che inevitabilmente accompagna una più ampia visione delle cose. Paura e ansia che credo siano rappresentative della mia stessa generazione.
Se forse le precedenti guardavano al futuro come a un progressivo, costante miglioramento delle condizioni di vita, ora per la prima volta ci troviamo in un momento storico cruciale, in cui questa convinzione incomincia a vacillare, in cui pensando al domani ci si sente insicuri e incerti. E credo che l’ambientazione un po’ “apocalittica” del romanzo, sicuramente sia stato un modo non troppo inconscio di esprimere i miei stessi timori a riguardo.
Ma al tempo stesso volevo anche lanciare un messaggio positivo e non scrivere una storia cupa, pessimista, che esprimesse solo angoscia. Così ho cercato di inventare personaggi quasi fiabeschi per fargli vivere un’avventura magica e surreale, perché il messaggio fondamentale che vorrei far passare più di ogni altro è questo: non dobbiamo mai abbandonare le speranze e lasciarci sopraffare dalle paure. Perché anche in una Terra distrutta e devastata può ancora esserci magia. Perché anche in mezzo all’asfalto può nascere un fiore. Perché l’amore può comunque sbocciare in un mondo di plastica. Perché, infine, anche nell’oscurità più nera e buia, da qualche parte potremo accendere una piccola luce e quello che vedremo sarà bello come un’enorme e incontaminata valle alberata.
Stephen King grosso modo dice da qualche parte che romanzare equivale a dire la verità attraverso le bugie. Ed è proprio questo, in effetti, lo scrivere un romanzo. Se si scrive con il vuoto davanti, con alcuna intenzione, senza una meta e un obiettivo, privi dell’urgenza di voler comunicare qualcosa, non si ha intenzione di scrivere un romanzo (perlomeno buono) e, secondo il mio modesto punto di vista, non si ha nemmeno l’intenzione di scrivere un bel niente; si vuole perdere alcune ore preziose per la lettura, per il sesso, o per lo sport, i viaggi, e si vuole imbrattare della carta....
Platone nel Fedro aveva già affrontato l’argomento con una parabola. Le anime nell’Iperuranio compiono il loro giro dietro il carro di uno degli dei e, tornate sulla terra, inseguono inconsciamente l’essenza di quel Dio. Chi scortava Apollo sarà attratto dalla bellezza e la cercherà in tutte le sue forme, ugualmente farà con la sapienza chi era dietro il carro di Atena. In questo modo, in estrema sintesi, sarà possibile elevarsi nuovamente al mondo degli dei.
Quello che noi inseguiamo nelle nostre vite è quindi qualcosa di extratemporale ed extraterrestre, inteso come al di là delle limitazioni cognitive proprie del nostro involucro umano, ma non è modificabile dalla nostra attività.
Nelle Lettere a Lucilio Seneca dice che non si impara a volere, “velle non discitur”; semmai si può imparare come volere.
Preliminarmente occorre imparare a riconoscere cosa si vuole. Questa è l’operazione più complessa ed è per questo che a volte le nostre volizioni e azioni non sono coerenti con il nostro carattere, con ciò che intimamente vogliamo.
Può accadere che il proprio carattere si manifesti alla persona solo in età avanzata, altrimenti può restare sconosciuto per sempre.
Come fa rilevare Schopenhauer, a volte riconoscendo il nostro carattere, ciò che realmente vogliamo, possiamo restare inorriditi.
Ma se il nostro volere è predeterminato che ne è della libertà e del libero arbitrio? ...
Per la Quarta edizione del Premio Internazionale di Poesia Teramo 2007 la giuria ha assegnato alla nostra casa editrice il Premio Speciale con il libro "Le ceneri di Candore" di Alessandro Pugliese.
La cerimonia di premiazione si terrà a Teramo nella Sala Polifunzionale della Provincia il 24 novembre prossimo.
Un singolare dibattimento. Socrate presiede la giuria. Il Destino, Dio, e il Diavolo, a confronto. Catilina pubblico ministero.
Esiste un canovaccio che l'uomo, inerme, dalla sua nascita alla morte, ossequia? Chi muove i fili? E' tutto già stabilito? Perchè Dio ci ha creati? Chi era Gesù? La nostra libertà in che cosa consiste? Un testo teatrale che si pone domande e riserva la risposta ai lettori e al pubblico.
"ADESSO BASTA CON IL DOLORE E LA MORTE, BASTA CON LE PUNIZIONI…BASTA CON I FIGLI CHE SPUTANO SANGUE DALLE LORO CROCI…BASTA CON LE SOFFERENZE PER REDIMERSI DA UN QUALCOSA CHE…NON CAPISCO, BASTA CON IL CILICIO PER ESSERE NELLA SOFFERENZA VICINO A DIO… BASTA CONUN DIO GELOSO DEL SUO POTERE. NON ABBIAMO PIU’ BISOGNO NE’ DI SANTI NE’ DI EROI…PERSONE LIBERE IN UN MONDO LIBERO."
Vorrei coprirmi il capo da metri di sabbia e non trovarne la ragione. Aspetto forse Maat che venga a pesare la mia anima.
Probabile che anch'io come lo struzzo sia di natura ibrida.
E la mia inettitudine a volare potrà confinarmi in qualche bestiario?
Anch'io sono incapace di mollare il mondo, sono devoto all'ipocrisia. Ancora per poco equità e giustizia indicheranno il mio soffio vitale, come lo fu per gli egizi.
Quando Thot, con la testa da ibis color rosso vivo sarà pronto a registrare la sentenza allo sciacallo, allora sarò pronto per lui.
Spero che la piuma pesi più della mia coscienza. ...
Quest’uomo lavorava 16 ore al giorno. Morì all’età di 50 anni (1850) logorato dagli stenti dovuti all’eccessiva tensione accumulata nello sforzo ossessivo di compiere l’opera che si era prefissa. Dopo i primi scadenti tentativi letterari cominciò a concepire e scrivere la “Commedia umana” a partire più o meno dai 30 anni e in soli vent’anni riuscì a redigere una delle più imponenti e monumentali e possenti opere in prosa mai concepite da nessun altro scrittore prima e dopo di lui. Un magnificente enorme edificio nel quale convivono e si scontrano, dibattono, si accapigliano, si amano e si strizzano l’occhio, migliaia di vite, di personaggi, di ambienti, di situazioni (pare che i personaggi siano per lo meno 4000!).
Per chiunque voglia scrivere, lo scrittore francese, che ritirò la propria candidatura all’Accademia in favore e per rispetto di Victor Hugo, la lettura e lo studio di ciò che ha lasciato è imprescindibile. C’è da dire che, in effetti, leggere tutto ciò che ci ha lasciato è un impresa che pochi possono vantare. Ci sono pochissime persone al mondo che hanno letto Balzac per intero, non solo la sua prosa, ma anche il teatro, l’aspetto analitico e saggistico della stessa “Commedia”, ovvero gli studi analitici.
Balzac è inesauribile. Balzac non finisce mai. Ciò che stupisce è come un uomo della sua tempra, del suo spirito, che ha avuto donne, una vita mondana molto intensa, che ha intrapreso diverse attività commerciali (peraltro tutte fallimentari), tra cui tanto per dirne una quella del tipografo, che ha viaggiato in varie fasi della sua vita, abbia potuto concepire un progetto così ampio e abbia potuto realizzare un’impresa così enorme e defaticante....
Poche settimane e "Il ventre della Terra", opera prima di Valentina Francolino, sarà in vendita. A breve metteremo a disposizione gratuitamente, come di consueto, un estratto del volume. Informiamo che con questa pubblicazione inizia una nostra usanza, ovvero quella di inserire immediatamente dietro la copertina, in prima pagina, un'immagine provocatoria legata ai temi sociali e culturali che ci stanno più a cuore e su cui tutti dovremmoaprire gli occhi! Il tema di questa immagine, in relazione all'argomento di cui tratta la storia del libro, è naturalmente gli effetti devastanti e terribili provocati dallo stravolgimento ambientale di cui ci stiamo macchiando.
Anche per questa pubblicazione daremo avvio all'iniziativa "50 libri per 50 critiche" come per la pubblicazione precedente di Raffaele Turturro. Non si accettano prenotazioni. Le richieste del volume omaggio potranno essere effettuate solo dopo che ne sarà data comunicazione sul nostro sito. Anticipiamo che i richiedenti che hanno già ricevuto "Una stagione INattesa" non godranno dell'omaggio pieno, bensì di uno sconto qualora volessero richiedere il volume di Francolino. Questo, ovviamente, per evitare che gli stessi lettori ricevano un nuovo libro perchè è nostro interesse che sempre nuovi lettori possano usufruire della libera circolazione dei nostri volumi, di conseguenza ricevere critiche o commenti su ciò che facciamo sempre diversi in un bacino sempre più ampio. Le nuove regole della seconda edizione di "50 libri per 50 critiche" comunque saranno esplicitate con maggiore dettaglio quando il libro sarà disponibile.
Nel frattempo visitate il nostro sito o servitevi del link diretto nella sezione "I nostri libri" su questo blog, in basso a destra, per leggere la scheda e la biografia dell'autrice.
Quando lessi per la prima volta del progetto editoriale della casa editrice sulla prostituzione, pensai semplicemente che fosse una bella iniziativa, interessante, attuale, ma al tempo stesso talmente lontana dalla mia vita da non sentire di voler esprimere un’opinione seria a riguardo.
La mia regola principale è sempre stata di scrivere ciò che sento, ciò che conosco personalmente, ciò che penso. E questo argomento non mi ha mai toccata così da vicino.
Certo, ovviamente anch’io vivo nel mondo reale, anch’io ogni giorno passo in macchina davanti a un certo numero di “donne di strada”. Ormai quasi le riconosco e sono diventate parte integrante del territorio; so che passando per una strada che attraversa diversi campi, dopo l’azienda che alleva cani e dopo il maneggio, arriverò a un incrocio, e loro saranno lì. Loro, delle persone, delle donne, saranno lì sedute, più o meno svestite, a qualsiasi ora del giorno o della notte, ad aspettare....
Da qualche giorno in tv e per le strade di tutta Italia compare quest’immagine, tratta dall’ultima campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani. Evidentemente ancora in Italia ci piace fare discussioni inutili su tutto. Si sente: ma questa campagna è legittima? Ha fatto bene Toscani a ritrarreuna donna anoressica, un corpo devastato? E’ giusto che i cartelloni appaiano in tutte le strade, è legittimo che la comunicazione si spinga e debba arrivare fino a questo punto, che le immagini possano essere vedute da ciascuno, da ragazzini, etc etc. Il solito coro di nani e ballerini, di massmediologi, di giornalisti bigotti e ignoranti, di esimii opinionisti del fico secco, si esprime. Forse è chiamato a farlo....
Ernest Hemingway, che era uno che si svegliava all’alba e scriveva molto spesso in piedi, che era capace di riscrivere anche 17 volte la stessa pagina, e che dopo una decina d’ore di scrittura aggiungeva al resto del dattiloscritto non più di una, due nuove cartelle e per questo si reputava soddisfatto, diceva – l’ha dichiarato in diverse interviste e scritto in libri come “Morte nel pomeriggio” - che uno scrittore dovrebbe tenere presente quanto meno una regola, “la regola dell’iceberg”.
Questa regola che vale come un’altra, che vale in alcuni casi e in altri meno, che non vale per qualcun’altro come Blaise Cendras, o Proust o Thomas Mann, tanto per fare dei nomi, alla stregua dei fluenti e istintivi beat, eppure - sebbene non vi sia di certo una regola precisa nell’arte così evanescenente di mettere nero su bianco su un pezzo di carta, si può supporre rappresenti quanto di meglio uno scrittore possa tenere in conto per evitare errori e ingenuità. ...
Il portale letterario "Opera Narrativa" da qualche tempo porta avanti l'iniziativa "Parlano gli editori", chiacchierate con le piccole realtà editoriali del nostro Paese. Ha voluto darci voce e ringraziamo.
Non per presunzione, ma un libro che uno scrittore, affermato o no, esordiente o no, dovrebbe leggere nella maniera più assoluta è: “I libri nella mia vita” scritto da Henry Miller, anno di pubblicazione 1952. Vi sono tante di quelle gemme, di aneddoti sul mondo dello scrivere e della lettura, sui libri e sull’arte di vivere la vita attraverso di essi, che chiunque viva di libri a tutti i livelli o nutra la velleità di diventare uno scrittore un giorno, potrà trovarvi la sua guida, le sue rassicurazioni, la sua via. Dopo la lettura di un libro come questo, e di pochi altri simili, che consiglierò magari in articoli successivi, ci si renderà conto che per saper scrivere, per scrivere qualcosa degno di nota, bisogna innanzitutto spazzare via tutti i corsi, le scuole di scrittura creativa che non sono altro che panzane con l’unico scopo di rimpinzare di quattrini chi le organizza e poi procedere a liberare il campo anche dalla maggior parte di manuali, guide, abbeccedari che si propongono di insegnare a scrivere, giungendo alla sola e unica conclusione secondo la quale: l'unica maestra di scrittura è la vita; non esistono tecniche, segreti, strategie per imparare a scrivere; per scrivere romanzi, racconti, poesie il tutto nasce da se stessi e dal rapporto che si nutre con il mondo che ci sta attorno. ...
Leggendo il “Domenicale” di qualche mese fa (li accumulo a lato del letto e quando sono ispirato ne prendo uno) ho letto questa splendida frase, non ricordo più da quale autore estratta:
“Pensa da uomo d’azione e agisci da uomo di pensiero”.
Mi sono subito detto: accidenti che frase! Ma quante cose dice? Quanta critica è contenuta in essa! Quanta descrizione contiene dei nostri tempi!
“Pensa da uomo d’azione e agisci da uomo di pensiero”. La stamperei a caratteri cubitali su uno striscione dieci metri per due e la stenderei svolazzante fuori il balcone e poi la appiccicherei a capo del letto e in ciascuna stanza e la porterei ancora con me sotto forma di adesivo per lasciarla in ogni posto in cui vado.
E’ una frase straordinariamente intuitiva e visionaria, tagliata apposta per i nostri tempi e, davvero, calza a pennello per uno come me, a cui riesce a lenirgli la paura che ha del prossimo e gli si propone come un metodo, una strategia, un segreto in grado di aiutarlo a districarsi nella vita sociale, aggregata moderna. Uno come me non nutre, infatti, nessunissima fiducia per il prossimo e sta tutto il tempo a ridere e a disperarsi per ciò che fanno gli altri e per ciò che credono di fare, (come canta De Andrè: “tutti sognano disé e tu sogni di loro”) e ha infine un terribile timore della fragilità altrui sapendo che da questa, e dai tempi difficili in cui essa va ad imperniarsi, possano scaturire solo sfaceli. Pertanto uno come me va alla continua ricerca di frasi come questa. Una frase come questa, è evidente, non può andare bene per la stragrande maggioranza di individui. Perché oggi la maggiorparte di individui pensa (crede) di pensare da uomo di pensiero e agisce da uomo d’azione - già crede, perché se almeno lo facesse sarebbe un fatto salubre e rispettabile (il problema invece è che si agisce e si pensa staccando completamente la spina dall’interruttore e ci si limita a ondulare come alghe). ...
Proponiamo ai nostri lettori e ai visitatori un sondaggio, che avrà durata fintanto che il numero dei voti espressi risulterà statisticamente convincente, il quale possa aiutarci a capire meglio di quali tematiche, argomenti, aspetti del vivere l'oggi italiano, della società del nostro Paese, il lettore avverte maggiormente l'esigenza. Ovvero su quale genere di libro un editore dovrebbe concentrare le sue ricerche e i suoi sforzi.
Ringraziamo sin da ora tutti coloro che vorrano esprimere il proprio giudizio, per quanto lo strumento di un sondaggio su un blog lo consenta.
Siamo alla continua ricerca di bussole per poterle offrire precise, efficaci e di qualità.
Su gentile concessione dell'autore, pubblichiamo per i nostri lettori un breve racconto sulla modernità e l'urbanità. Ciò che accade al protagonista è solo una delle tanti e sintomatiche manifestazioni del nostro modo di vivere.
Clicca qui per scaricare in Pdf il racconto (204 KB circa)
Il secondo libro che pubblicheremo e che dovrebbe uscire approssimativamente a fine settembre-prima metà di ottobre, s’intitola “Il ventre della Terra”, e l’ha scritto una ragazza di nome Valentina Francolino, residente in un paesino in provincia di Bergamo, una scrittice esordiente ma di grande talento narrativo. Di che cosa tratta il libro e perché Valentina è una di talento? Vorrei raccontarvelo per far capire come un libro viene scelto in una casa editrice come la nostra, con quali criteri e quale genere di riflessioni può suscitare una scelta editoriale. ...
Il titolo di questo Blog ha molteplici significati. Significa fuggire da Calipso, fugare Calipso, evitarla, aggirarla, non dargli peso, significato, importanza. Calipso è colei che Omero sceglie per imbrigliare Odisseo a una vita facile, fatta di frutti fecondi e dolci, natura, mare, meraviglie, sesso, bellezza, e soprattutto immortalità. E’ lei che promette ad Odisseo, qualora lui avesse scelto di rinunciare al suo viaggio di ritorno verso Itaca, di farlo divenire simile agli dei. Rappresenta la vita facile, l'inerzia, l’agevole ottenimento di grandi risultati, o una parvenza di essi! Ma soprattutto rappresenta il fumo, il velo, l'obnubilamento, il fermarsi e godere, l'arresto di ogni sforzo, di ogni ricerca, di ogni anelito. Calipso è il sogno, è colei che inganna, che illude, che spossa, che getta fumo intorno per rendere tutto bello nel tentativo di far dimenticare la propria missione, il proprio progetto, il ritorno alla terra dei padri, il ricongiungimento con l'amore, il figlio, la vita semplice e autentica. Calipso è l'incarnazione dell'oggi, dell'epoca attuale. E' l'insieme dei falsi valori, delle fugaci visioni, che ci vengono imposti in assenza di paradigmi autentici. Lei è la nostra misera, vacua, mediocre, pazza plastificata società a rovescio falsamente democratica in cui tutti ci crediamo simili agli altri, tutti uguali, tutti belli, tutti potenti, tutti ricchi, tutti meritevoli, che dona il lusso dell’arroganza a chiunque, che premia la furbizia, legittima la mediocrità, valorizza l’ignoranza. E diciamolo non ha lavorato bene fino ad ora Calipso? Non siamo tutti allo stesso modo intelligenti e colmi, stracolmi di possibilità oggi? Non siamo tutti fotogenici, interessanti, colti, fascinosi, misteriosi, intriganti, celebri, ricchi interiormente, non avremmo tutti il diritto sacrosanto di dire, di essere ascoltati? Calipso ci dice che tutti possiamo farcela, perchè tutti siamo migliori e meglio degli altri. ...
Un primo bilancio dei nostri primi 9 mesi di attività editoriale (da editori in proprio) hanno portato nei nostri scaffali redazionali un cospicuo numero di opere, in gran parte opere di autori esordienti, per il novantanove per cento italiani (di tutte le regioni: chi più chi meno).
La media di dattiloscritti che ogni giorno arriva è di quattro/cinque. Nel fine settimana poi (sabato, domenica), il numero delle ricezioni aumenta fino a sette/otto. La qualità delle opere è alta. Gli italiani dimostrano di scrivere molto bene, dal punto di vista stilistico, e di essere abili costruttori di trame e di strutture narrative. Le fonti letterarie sono eterogenee, i generi i più disparati. Le tematiche, i soggetti, gli intenti, sono molteplici. In Italia c’è più gente che scrive di quanta legge libri altrui. Una prima considerazione su questo assunto è che “Le ceneri di Candore”, la nostra prima pubblicazione, non è stata acquistata da nessuno tra tutti gli autori che ci hanno sottoposto un loro testo, nessuno di essi ha acquistato il volume! Questo capita a molti nostri colleghi. E’ indice che gli autori che spediscono un loro testo ai piccoli e medi editori vogliono essere (giustamente!) pubblicati, eppure non si interessano affatto a che cosa pubblica l’editore presso il quale desidererebbero appunto essere promossi e distribuiti. Ciò vale a dire che non conoscono gli intenti degli editori, il loro programma, la natura delle opere che ritengono valide e in linea con i propri ideali di letteratura. C’è da dire di converso (anche se questo non è giustificativo) che spesso i piccoli e medi e anche grandi marchi editoriali, sebbene i nomi altisonanti delle proprie collane, non posseggono un vero e proprio piano editoriale. E anche che spesso alcuni editori (e questo invece è giustificativo) mettono in piedi delle iniziative (iniziative!) - per non dire degli stratagemmi - atti alla promozione della lettura (la lettura dei propri libri) francamente eccentrici: conosciamo infatti dei casi di editori i quali consentono agli autori di sottoporgli un’opera previo acquisto di propri volumi (cioè non puoi mandarmi un dattiloscritto se prima non compri un mio libro: esistono, credetici!). In questo caso, se fossi al posto di un autore nemmeno io comprerei un libro da questi editori! Ritornando agli autori esordienti (e non solo), probabilmente, gran parte di questi non ritengono essere qualitativamente valida l’offerta dei piccoli editori, non spendono per acquistare un libro dell’editore stesso che li pubblica perché, inconsciamente, è probabile, essi ritengono minore una pubblicazione che non proviene dai grossi nomi dell’editoria. Lo stesso vale per i critici, intendiamoci, per i giornalisti, per tutto il personale “culturale” della filiera del libro. ...
Chi sono i Polifemi live? Bè ve ne sono a migliaia, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Oggi voglio raccontarvi di uno di loro.
Cercavo lavoro, un lavoro qualunque ma che mi tenesse impegnato solo mezza giornata. Poiché nell’epoca attuale di lavori siffatti la palma d’oro spetta ai call center mi decisi proprio ad inviare curriculum a uno di questi, mediante uno di quei siti in cui offrono lavoro e non si capisce mai di che lavoro di tratta, con tutti quei nomi in inglese che sembrano usciti da un astruso manuale di cibernetica o di robotica: buyer, senior, advisor, cose di questo genere. L’annuncio a cui risposi fu quello pubblicato da una casa editrice, (si fregiava di questo epiteto ma lavorando nel settore non mi risultava che il soggetto avesse mai stampato e commercializzato niente che vi assomigliasse a un libro, neanche un catalogo). Ad ogni modo offriva 600 euro al mese, fissi, ed era ciò che più mi interessava, avesse prodotto anche bulloni. Sapevo del resto troppo bene che le percentuali, i premi, etc, erano solo una fregatura, perché ti facevano lavorare e stringevi alla fine un pugno di mosche. Il giorno dopo mi telefonarono e mi fissarono un "improrogabile" colloquio, a Bologna, in centro. Potevo pure morire ma dovevo essere là a quell’ora o nisba, perché, dissero, avevano bisogno di un telefonista alla svelta. Allora andai. ...
Se occorresse oggi, per forza, dover consigliare a una donna la lettura di un libro, (come se di consigli oggi i giornali non traboccassero), un libro vero, forte, deciso, non tremolante, un libro dalla personalità ben definita, un libro che ha fatto moda pur volendo sin dall’inizio distruggere quelle che erano precedenti, che non solo valesse i soldi per acquistarlo,ma valesse soprattutto la pena di leggere (di là dai commenti dei critici), un libro che alla fine fosse in grado di lasciare qualcosa e non soltanto il puro ed effimero intrattenimento, di certo “Paura di volare” di Erika Jong non potrebbe mancare nella top ten. Perché è molte cose insieme: è il romanzo della paura di guardarsi dentro ma anche della ricostruzione dell’arduo percorso di risalita verso la fonte di questa paura al fine di ostruirla; ed è dunque un romanzo liberatorio, conturbante, scomodo, aspro, che si legge tutto d’un fiato proprio come tutte quelle cose che sono vere e che dicendo il vero, senza peli sulla lingua, di là dalla ipocrisia, appunto ci regalano qualcosa simile ad un insegnamento (cosa che i buoni libri dovrebbero fare sempre). Paura di volare è il primo romanzo della scrittice, quello meno artefatto, più spontaneo, sincero e ingenuo. Fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1973. Si tratta di un romanzo di formazione nel senso che narra le vicende diuna donna di quasi trent’anni, Isadora Wing, la quale, preoccupata del tempo che passa e dei segni indelebili che questo lascia sulla sua pelle, si ritrova perla prima voltaa fare un serio bilancio della propria esistenza. L’uomo e la donna, il loro eterno gioco d’amore, la paura, la paura di interrogarsi, di dire le cose come sono, di fuggire dalle convenzioni sociali, dalla tranquillità e dalla monotonia di un rapporto che ci ripara, da un matrimonio in crisi per paura della solitudine, è tutto questo che mette in scena. E’ un libro straordinariamente moderno, non solo nel linguaggio (a volte molto spinto come quello di una scrittice di romanzi rosa, del resto amica di Henry Miller e sua allieva)ma soprattutto perché ripropone tematiche ancora oggi presenti e non ancora risolte. Ovvero l’eterno gioco della coppia, il segreto di un amore duraturo, il tradimento, le fantasie sessuali, cosa fare o non fare quando arriva inevitabilmente il momento in cui il rapporto di coppia cade nella monotonia. In altri termini affronta tutti i temi che oggi sono sapientemente analizzatiin lunghe sedute inconcludenti di psicoterapia e da altrettanti libri di psicologia sulla coppia, altrettanto aleatori come l’aria fritta.
Da “In mezzo scorre il fiume” è stato tratto anche un film di Robert Redford con Brad Pitt, qualche anno fa, eppure si tratta di un libro che pochi conoscono. E invece bisognerebbe che lo leggessero in molti, sempre di più, perché regala molto, è breve, in esso nulla è eccessivo ed è estremamente rivelativo. E’ un libro gustoso nel vero senso della parola, leggendolo vorrete andare a vivere sulla riva di un fiume, del mare, di un qualsiasi corso d’acqua e pescare o veder pescare gli altri, ma vi verrà voglia anche di avere un fratello, e rimpiangerete di non aver con lui un rapporto migliore o di non avere avuto o di non avere maggiori occasioni per giocare assieme, per andare lontani dal lavoro e dalla città a divertirvi. E’ un libro molto semplice ma complesso perché è la storia di un fratello che specchiandosi nell’immagine di suo fratello nell’unico momento e nell’unica attività in cui riesce a stargli vicino, ovvero la pesca, (perché la pesca è l’unica cosa che condividono e amano allo stesso modo), cerca di riconoscersi, di autoanalizzarsi, di capire chi è, che cosa ha in comune con l’uomo che gli è davanti e biologicamente proviene dalla sua stessa famiglia, l’uomo con cui è cresciuto, ha pianto, l’uomo con cui è stato a pesca in centinaia di occasioni nelle quali il loro vecchio padre era aitante e forte. E arriva alla conclusione che è impossibile farlo dacchè suo fratello è diametralmente diverso da lui e lo è sempre stato. Eppure questo non lo esime dall’amarlo, perché amare un fratello ha più senso di ogni altra cosa, sebbene un fratello sia un attaccabrighe, un donnaiolo, un ubriacone. Perché suo fratello ad ogni modo ha il suo stesso sangue, il suo stesso orgoglio, la sua stessa cocciutaggine di irlandese trapiantato nel Montana, la stessa dignità di loro padre, e perché suo fratello è il più grande pescatore di trote dell’intero Stato ed è la cosa che gli riesce meglio e perché avrebbe amato fare solo quello nella sua vita e non aver dovuto lavorare seppure abbia sempre lavorato senza chiedere sconti. E anche perché suo fratello ha malmenato gli smargiassi che da piccolo tiranneggiavano lui, perché suo fratello ha un gangio da atterrare un bisonte e perchè suo fratello, sebbene le notti in prigione, le innumerevoli risse, è sempre suo fratello ed è l’unica cosa che conta. ...
Tolstoy assistette all’esecuzione della Sonata a Kreutzer di Beethoven per la prima volta la in casa di amici. Adorava la musica ma prima di quella sera non l’aveva mai udita. Gli risultò straordinaria. Ne rimase talmente e terribilmente colpito da pensare che Beethoven fosse un suo fratello spirituale e l’avesse scritta al solo fine di comunicare con spiriti simili al suo. Mai altra musica era riuscita più possentemente a comunicare uno stato d’animo, delle percezioni così vividamente, così perentoriamente. Si convinse che il compositore avesse scritto quella musica per animi affini a quello con cui il caleidoscopico suo personaggio si confrontava in quel momento determinato della sua vita. Al protagonista del racconto egli infatti farà dire che, frattanto che udiva quella musica, gli pareva di vedere tutto più nitidamente e di penetrare nel senso autentico che aveva dovuto penetrare Beethoven stesso. Improvvisamente capiva, intuiva ogni cosa. Allora, guardandosi attorno, fu sorpreso dalla forza di penetrazione visiva che lo portava ad esaminare la realtà con occhi nuovi, capaci di una supervisuale, capaci di identificare tutta la grossolanità dei costumi che lo circondavano, la fittizia e surrettizia falsità delle relazioni sociali, l’interesse e l’egoismo che si imperniava sul rapporto uomo–donna. Nel rapporto uomo-donna si esprimeva in nuce la costrizione della vita sociale e mondana, soprattutto cittadina, ma in effetti la natura falsa delle relazioni umane. Esso, il matrimonio, era il simbolo della corruzione del vivere associato, della amoralità della nuova società emergente borghese la quale prendeva piede in Russia. Aveva già raccontato, ancor prima, i salotti dell’aristocrazia in “Guerra e Pace”. Adesso non esisteva semplicemente più l’amore così come non esisteva la verità e la sincerità tra un uomo e una donna. Il matrimonio nella sua vera essenza era stato denaturalizzato, imbarbarito da pizzi, cipria e merletti. Il matrimonio borghese era un contratto, non era più la santa unione cristiana, finalizzata alla procreazione, era stato prostituito all’interesse. Veniva fuori cioè tutta una mandria di società piccolo borghese, volgare, commerciale, affarista, massificata, che vedeva in esso, nella congiunzione uomo-donna l’arma di una facile ascesa sociale e una modalità semplice semplice di accaparramento economico. Il matrimonio come fine ultimo di un arte della dissoluzione, di una prostituzione “diplomatica” a cui le madri per prime, e poi la società, istruivano la nuova classe di giovani e meno giovani. “Dite pure a una mamma o alla ragazza stessa la verità che lei non sta facendo altro che accalappiare un fidanzato: Dio che oltraggio! E in realtà invece non fanno altro e non hanno nient’altro da fare”
Ascolta un estratto: Sonata numero 9 in La maggiore op. 47 "a Kreutzer" per violino e pianoforte.